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Non esistono imperi che siano eterni

Questo nuovo stile politico dell’amministrazione trumpiana negli Stati Uniti di pianificare interventi diretti sulle leadership straniere è un segno di forza o di debolezza?


Gli avvenimenti recenti indicano un nuovo modus operandi della leadership americana. Si è visto con il rapimento del presidente venezuelano Maduro o con l’uccisione della guida suprema della Repubblica islamica iraniana l’Ayatollah Khamenei. Interventi mirati e non mediati da qualche appoggio politico o militare interno in quei paesi che sono andati a colpire direttamente la leadership di uno stato considerato nemico o non allineato. Se, fino a qualche settimana fa ero in dubbio se queste fossero manifestazioni di forza o meno, ora sono ragionevolmente certo che siano manifestazioni di debolezza.

The White House, Public domain, via Wikimedia Commons
The White House, Public domain, via Wikimedia Commons

Per decenni gli Stati Uniti riuscivano a rovesciare le leadership in paesi che stavano sotto la loro sfera di influenza con una certa facilità. Si sono visti tanti presidenti simpatizzanti di idee socialiste guadagnare il potere democraticamente in Sud America negli anni sessanta e settanta rovesciati da colpi di stato militari compiuti da alti ufficiali dell’esercito locale. Per quanto fossero sicuramente manovrati dalla CIA, si trattava di ribellioni dell’esercito di un paese sovrano verso un capo di stato legittimamente eletto. Ora questa presa sui paesi sudamericani sembra essere venuta meno. Nel 2002 in Venezuela fallì un tentativo di colpo di stato in vecchio stile, sicuramente incoraggiato dalla Casabianca, per rovesciare il presidente Chavez. Il fatto che pochi mesi fa siano intervenuti direttamente con un’operazione di intelligence rapendo il presidente Maduro, indica che lo strumento del colpo di stato militare non sia più una strada facilmente praticabile per gli Stati Uniti.

 

L’America latina era considerata, secondo la dottrina Monroe, il cortile di casa degli USA. Ma questa capacità di imporre delle leadership gradite non si può certo confinare solo al continente americano. Proprio l’Iran nel 1953 ha visto il rovesciamento del governo democratico di Mossadeq che pretendeva di nazionalizzare le risorse petrolifere. Fu un colpo di stato manovrato dalle potenze occidentali, Stati Uniti e Gran Bretagna in testa, a insediare lo shah Reza Palhavi, che diede vita a un governo autoritario fino alla rivoluzione islamica del 1979. Non ci fu bisogno di nessuna guerra per imporre i propri interessi economici che coincidevano con quelli delle multinazionali petrolifere.

 

Al momento attuale, invece, l’unico leader che gli americani siano riusciti ad imporre senza intervenire direttamente che mi venga in mente è il generale Al Sisi in Egitto. Per quanto grande sia la capacità di influenza in America Latina e in molte altre zone del mondo, sembra che gli Stati Uniti non abbiano la stessa forza persuasiva di una volta.

 

Gli interventi diretti in Venezuela e Iran sembrerebbero proprio manifestazioni di grande forza. Sicuramente lo sono stati dal punto di vista dei mezzi militari e di intelligence utilizzati. Ma, visti i risultati e anche il costo esorbitante che hanno avuto queste operazioni in termini di vite umane umani ed economici, direi che sono stati anche una vera manifestazione di debolezza.

 

La domanda che si potrebbe porre a questo punto è questa: possono gli Stati Uniti imporre la propria egemonia sul mondo sempre con la forza militare ogni volta che altri metodi coercitivi meno violenti e più politici non funzionano, come succede sempre più spesso? È fuor di dubbio che gli americani abbiano l’apparato militare/industriale più potente ed evoluto del mondo e che possano colpire, o anche solo intimidire, ovunque con una certa facilità grazie anche alle loro basi. Ma questa forza si sta spesso rivelando una vulnerabilità che mette anche in difficoltà i paesi che ospitano le loro basi e che diventano bersagli legittimi di reazioni difensive da parte di chi viene attaccato. E per quanto potente, nessun paese è mai riuscito a governare in maniera duratura il proprio impero con il solo uso della forza. Riuscire a intervenire a tutela dei propri interessi con la pressione politica ed economica e ricorrere all’intervento militare solo come estrema ratio è vera prova di forza. Ma un mondo sempre più multipolare impone un cambio di strategia politica. Prima negli USA se ne renderanno conto e meglio sarà per tutti.

 

A tal proposito, infine, mi viene in aiuto il concetto greco di hybris, cioè tracotanza o arroganza. Applicato alla politica è la legge del più forte ostentata apertamente senza nessun velo di ipocrisia. Celebri le pagine di Tucidide in cui lo storico racconta della negoziazione tentata invano dai Meli ribelli per evitare l’incombente repressione della potenza ateniese. La hybris come modo di imporre il proprio dominio imperialistico non ha portato molta fortuna agli ateniesi.

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