La pagella italiana sullo stato di diritto, tra progressi e questioni irrisolte
- Elio Litti
- 17 lug
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È stato pubblicato l’8 luglio il rapporto sullo stato di diritto dei paesi UE[1], un documento ufficiale delle Commissione Europea che esamina lo stato di diritto, gli avanzamenti e gli eventuali regressi, circa lo stato di diritto dei paesi europei in relazione alla loro democrazia, sicurezza ed economia, con un occhio all’applicazione delle leggi sulla trasparenza e concorrenza.
Le macroaree su cui il rapporto si basa sono: l’analisi dei meccanismi anticorruzione, la libertà e il pluralismo dei media, controlli e contrappesi istituzionali e il rispetto delle norme relative al mercato unico. Il rapporto per ciascun paese, snocciola gli avanzamenti sulla base dell’implementazione dei suggerimenti presenti nei rapporti precedenti e la stesura di raccomandazioni.
Pur trattandosi di un documento di natura tecnica, nel rapporto dedicato all’Italia non mancano numerosi richiami ai rischi derivanti dalle scelte legislative del governo nazionale.
Per quanto riguarda la riforma della giustizia e la prevista separazione delle carriere viene presentata come ancora in fase di discussione e sulla quale permangono dubbi da parte dell’autorità giudiziaria. Ancor più nettamente critico è il giudizio sulla legge sul conflitto di interessi e sulla creazione di un registro nazionale delle lobby. L’Europa ammonisce l’Italia, inoltre, sulla scarsa trasparenza del sistema di finanziamenti e donazioni ai partiti: si chiede all’Italia di creare un registro elettronico che possa ridurre le opacità presenti.
All’Italia si demanda maggiore tutela verso i giornalisti e sulle loro fonti, la cui minaccia mette in pericolo la libertà di stampa facendola scivolare a livelli al di sotto degli standard europei.
Il rapporto promuove gli sforzi avviati per la digitalizzazione del sistema giudiziario, l’accelerazione nell’assunzione di personale amministrativo e di magistrati, così come il lavoro legislativo in corso per sostenere i media garantendone la loro indipendenza ma boccia la mancanza di progressi verso la creazione di un istituto per i diritti umani; probabilmente pesa il ruolo politico attivo dell’Italia nel sostegno del regime israeliano, notoriamente incline alla mancanza di rispetto dei principi di Parigi.
