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Eboli Cult, Massimo Giannini e la “Sciamana”

La rassegna culturale Eboli Cult ha incontrato il giornalista Massimo Giannini in una bollente serata di domenica 28 giugno. Ospite della città salernitana, l'ex direttore de La Stampa, ha concluso la serie di incontri dedicati alla letteratura con un quadro complesso ma ben delineato di chi governa questo paese. Il punto di partenza è stato il suo ultimo lavoro ”La Sciamana. Meloni, l'ultima trumpista: fenomenologia della destra illiberale”, edito da Rizzoli. Ne è venuto fuori un profilo politico sfaccettato della prima ministra, ma soprattutto una visione di ciò che muove i rapporti della destra italiana in un contesto globale.

Il giornalista Massimo Giannini intervistato dalla giornalista Lucia Gallotta durante la rassegna culturale Eboli Cult – 28 giugno 2026
Il giornalista Massimo Giannini intervistato dalla giornalista Lucia Gallotta durante la rassegna culturale Eboli Cult – 28 giugno 2026

La giornalista Lucia Gallotta ha condotto l’incontro con alcune domande che hanno permesso a Giannini di toccare diversi aspetti dell’attualità politica, con particolare attenzione al rapporto con il trumpismo degli esordi e del secondo mandato, dall’America First al Make America Great Again. Due filosofie complementari, l’una propedeutica all’altra nella demolizione dello spirito democratico. Entrambe sostenute da Meloni. Così come il drammatico passaggio intermedio del 6 gennaio 2021 con l’assalto sedizioso a Capitol Hill, sospinto (e per nulla frenato) dall’uscente Trump, un vero tentato golpe, evento inedito nella storia della “più grande democrazia occidentale”. In quell’occasione Meloni vide nel presidente sconfitto da Biden colui che “porterà l’ordine nel paese”.


Il simbolo di quell’assalto alla democrazia fu Jack Angeli, lo scalmanato con il copricapo di bisonte e lancia che definiva sé stesso “lo Sciamano”. Giannini scrisse in seguito un editoriale dal titolo “Sciamani d’Italia” in cui evidenziava una sostanziale continuità ideologica fra chi aveva tentato il putsch americano e la destra tricolore. Ha poi riportato l’aneddoto da cui è scaturito il titolo del libro, inserito nel rapporto fra lui e Meloni, caratterizzato da un’intensa frequentazione e conoscenza sebbene su fronti ideologici lontanissimi. In occasione della pubblicazione della sua biografia “Io sono Giorgia”, la premier firmò la copia del libro “Giorgia - la Sciamana” (con un’elegantissima grafia, a detta dell’intervistato), chiara allusione proprio a quell’editoriale. Questa coloritura colpì così tanto il giornalista da dargli l’idea per il titolo.


C'è ancora un legame col Piano Marshall nella dipendenza dell'Italia dagli USA, un debito, secondo Giannini, nei confronti di chi ha contribuito a liberare l'Europa e l'Italia dal nazifascismo. Ma ci fu anche il ruolo della Resistenza e della lotta partigiana che permisero di scrivere la nostra Costituzione senza che lo facessero gli USA. La relazione fra Europa e Stati Uniti è stata il cuore della difesa atlantica che ha protetto dal rischio di venire distrutti da una guerra nucleare. La NATO è stata anche un'alleanza basata su una condivisione di valori che, probabilmente, oggi non c’è più almeno dal lato di chi sta svuotando, pezzo dopo pezzo, le istituzioni democratiche.


Di fronte a tutte le azioni incostituzionali di Trump, Meloni non ha mai contestato nulla, anzi, le ha appoggiate con entusiasmo, come l'arresto di Maduro o l'imposizione dei dazi commerciali accettati inizialmente come “una occasione”. Questo sostegno incondizionato si è arrestato con l'attacco al Papa Prevost. Dopo, un'escalation di rotture fino all'episodio della foto che POTUS sostiene essere stata indecorosamente elemosinata dalla premier.


Giannini aggiunge che con Trump tutto diventa personale. Pensiamo ad un’istituzione discutibile come il Board of Peace creata per ricostruire Gaza. Nonostante questo, la leader della destra italiana va dietro gli USA con l'idea di fare da ponte fra Usa e Europa. Trump però ha dimostrato di non aver bisogno di ponti perché vede gli stati esteri come sudditi o come nemici. Egli conosce solo “il diritto della forza, non la forza del diritto”, quindi si relaziona solo con pari quali Xi Jinping o Vladimir Putin. Il nostro posto quindi è l'unione europea, non la sudditanza con gli USA, afferma Giannini. Nell’orizzonte trumpiano, l'Occidente o l'Europa non ci sono. Il nostro continente è, come diceva Kissinger, “un gigante economico, un nano politico e un verme militare”. Il capo dei MAGA vuole che continui così, per fare affari e vendere, ad esempio, i servizi immateriali delle big tech che spingono Trump. Alle spalle, l’ombra dell'internazionale sovranista inaugurata da Bannon e che sta svuotando l'Europa da dentro, sostenendo la rinascita degli stati forti. L'europeismo è invece l'unico argine alla supremazia di questi poteri.


Spazio anche per le riforme in casa nostra, l’alba della democratura con la riforma della legge elettorale, il pallino per l’elezione diretta del capo del governo, l’obiettivo di escludere il Presidente della Repubblica da questa nomina, divenendo una “capocrazia”. Poi la riforma della giustizia, la separazione delle carriere e l'attacco alla magistratura, l'autonomia differenziata, fortunatamente stroncata dalla Corte costituzionale, una riforma che, a giudizio dell’ospite, “uccide l'unità del paese”. Queste le tre riforme con cui la destra ha provato a intaccare la democrazia in Italia insieme ai decreti sicurezza.


Il livello di attenzione del pubblico è rimasto alto nonostante il quadro sconfortante che pian piano è emerso dalle parole di Giannini. Nemmeno il caldo asfissiante ha scoraggiato le domande del pubblico, anche a microfoni spenti. Un fuoco al quale il giornalista non si è affatto sottratto. L’invito più volte rivolto alla platea è stato che solo la cultura può salvare le istituzioni e questo paese dalla concezione di una nazione che non è più di tutti ma di “loro”, cioè di chi governa e che ambisce ad esercitare il potere senza argini istituzionali, esattamente come sta cercando di fare Trump oltreoceano.


Eboli Cult conclude questa sera il suo percorso legato alla letteratura, dopo aver ospitato nomi di primo piano come Nicola LaGioia, Serena Bortone, Gio Evan, Carmen Pellegrino, Antonio Moresco e il laboratorio residenziale di scrittura. Una rassegna d'arte che, con il sostegno dell’amministrazione comunale, impreziosisce l'estate ebolitana con tantissimi spunti per approfondire la comprensione del contemporaneo che, alla terza edizione, riceve l'investitura del Salone del Libro di Torino e si è imposta come appuntamento di riferimento sul territorio. Il calendario prosegue con la rassegna teatrale il 4, 5, 11 e 12 luglio, proiezioni cinematografiche il 26, 30, 31 luglio, 1 e 2 agosto, la rievocazione storica Eboli città sveva il 22 e 23 agosto, per concludere con la musica di Palco d’Autore nei giorni 25, 28 e 30, sempre in agosto.


Il programma completo su https://ebolicult.it/programma/

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