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Il gene del conflitto

Dall’attacco al papa al crocifisso fracassato: episodi che mostrano l’egoismo identitario che divide le destre.

Notate bene come le destre, coerenti con il proprio sistema di valori ed esclusivamente fedeli ai propri interessi, siano destinate a combattersi e distruggersi a vicenda. È ciò che, a mio avviso, mostra l’immagine del soldato israeliano che in Libano ha fracassato una statua del crocifisso.

 

Il crocifisso è indubbiamente uno dei simboli centrali del cristianesimo. Ma è anche, per questo motivo, una rappresentazione iconografica di uno dei valori più fondamentali e più difesi dalle destre occidentali. Come dimenticare i leader italiani di destra che baciano la croce del rosario o le battaglie islamofobiche portate avanti in favore dei crocifissi nelle scuole! Sono gli stessi che vogliono a tutti i costi, con una legge, mettere a tacere ogni forma di critica allo Stato di Israele. Eppure chi impugna quel martello pneumatico e colpisce il volto di quei valori è un soldato dell’IDF. Il quale, checché se ne dica, non opera semplicemente per motivi personali, non è un folle, un caso isolato, ma l’incarnazione perfetta di un’altra ideologia di destra, quella israeliana.

 

Questa contrapposizione non è in contraddizione con il codice genetico dell’ideologia delle destre. Rientra nel loro DNA valoriale. Ciò che fanno è semplicemente essere fedeli a se stesse. Lo hanno dimostrato anche le scelte del governo Meloni. In che occasione la premier è intervenuta per condannare gli atti di Israele? Non con l’uccisione sistematica di civili, tra cui migliaia di bambini palestinesi, ma quando sono state colpite chiese cristiane. E solo dopo la violazione degli interessi nazionali è sopraggiunta la decisione di sospendere il Memorandum militare con Israele.

 

Allo stesso tempo, qual è stato il momento preciso in cui si è verificato il presunto scricchiolamento dei rapporti Italia-USA, entrambe attualmente governate da destre? Non dopo l’attacco in Iran o con la distruzione di una scuola elementare femminile, dove sono morte centinaia di bambine, ma quando il tycoon americano ha colpito il vertice del cattolicesimo.

 

Lo stesso cattolicissimo JD Vance ha preteso dal Papa, che si è espresso in favore della pace, di lasciar perdere, cioè di occuparsi solo di morale, non di politica. Dove per morale si intende solo quella parte omofoba e antiabortista che coincide con gli interessi della destra MAGA e in una visione in cui pace, benessere e vita delle persone, delle famiglie, dei bambini, non hanno nulla a che fare con i concetti etici di bene e male. Persino la teologia del magistero, secondo il vice di Trump, deve piegarsi alla santa crociata islamofobica portata avanti dalla destra statunitense. Il messaggio evangelico, da costoro così intensamente difeso, va ben selezionato ed epurato da tutte quelle parti che non si lasciano strumentalizzare in funzione della loro base ideologica. Neppure il loro Gesù ha alcun peso sulla bilancia degli interessi economici ed imperialisti e, se proprio non si può mettere a tacere, verrà sostituito dai loro leader che ne prenderanno il posto.

 

Così per il crocifisso. Poiché proprio non vuole ritornare a sfavillare, come un tempo, sulle armature dei crociati quale simbolo di guerra santa, se non vuole fare grande l’America nella nuova epoca d’oro, se quindi si ostina a essere, come è divenuto negli ultimi decenni, un invito alla pace e alla debolezza, allora persino gli alleati sono autorizzati a deturpargliene il volto e a strappargli quelle braccia aperte all’accoglienza.

 

Così son fatte le destre. Non sono diverse tra loro. Solo non possono convivere senza autodistruggersi. Lo ha scritto bene il politologo Giovanni Sartori, considerato un pensatore di destra, quando propose una semplificazione della distinzione destra-sinistra: «sinistra è fare il bene altrui, altruismo, mentre la destra è attendere al bene proprio, egoismo». Ed è per questo che è un vero e proprio ossimoro parlare di destre (o patrioti) internazionali.

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