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Stabilicum: come funziona la legge elettorale voluta dal Governo

Il 26 febbraio è stata depositata in Parlamento una proposta di legge elettorale che ha il fine di rafforzare il peso della coalizione più votata, e ciò per rendere più semplice la creazione di un governo dopo le elezioni. Inizia ora l'iter parlamentare: per l'entrata in vigore sarà necessaria la doppia approvazione di Camera e Senato entro la scadenza della legislatura, fissata per l'autunno 2027. Sebbene la maggioranza disponga dei numeri necessari, il successo della riforma resterà legato alla coesione della coalizione e alle possibili variazioni che il testo subirà durante il dibattito nelle Commissioni. 

La Presidente Meloni all'incontro “Voto alle Donne. La democrazia italiana compie ottant’anni”, 3 Marzo 2026 - Governo.it
La Presidente Meloni all'incontro “Voto alle Donne. La democrazia italiana compie ottant’anni”, 3 Marzo 2026 - Governo.it

L'attuale sistema elettorale italiano, in vigore dal 2017 e noto come “Rosatellum”, consiste in un un impianto misto che unisce il sistema maggioritario e quello proporzionale: circa un terzo dei parlamentari viene eletto in collegi uninominali — in cui vince il candidato più votato — mentre i restanti due terzi sono assegnati proporzionalmente in base ai voti ottenuti dai partiti su scala nazionale per la Camera dei deputati e regionale per il Senato. Questo meccanismo non prevede il voto disgiunto e le liste sono "bloccate", per cui i cittadini non possono scegliere i singoli rappresentanti della quota proporzionale, la cui selezione resta nelle mani dei partiti. Tale struttura incentiva fortemente le coalizioni, infatti nel 2022, quando il centrodestra con il 44% dei consensi ha ottenuto oltre il 55% dei seggi grazie alla compattezza nei collegi uninominali, a differenza di un'opposizione presentatasi frammentata.

 

A fronte di questo scenario, la nuova proposta di riforma — ribattezzata “Stabilicum” per sottolineare l'obiettivo di una maggiore tenuta dei governi — punta a una trasformazione radicale. Il progetto prevede l'eliminazione quasi totale dei collegi uninominali in favore di un sistema integralmente proporzionale, pur mantenendo la soglia di sbarramento al 3% per limitare la frammentazione. La vera novità risiede però nell'introduzione di un "premio di governabilità": alla coalizione che supera il 40% dei voti verrebbe assegnato un bonus automatico di 70 deputati e 35 senatori, entro un tetto massimo invalicabile (230 seggi alla Camera e 114 al Senato) per evitare un’eccessiva concentrazione di potere. Qualora nessuna forza politica raggiungesse la soglia del 40%, la riforma prevede l'ipotesi di un ballottaggio tra le due coalizioni più votate, a condizione che entrambe abbiano ottenuto almeno il 35% al primo turno. In caso contrario, si procederebbe alla distribuzione dei seggi con il metodo proporzionale puro. Infine, per aumentare la trasparenza verso l'elettorato, lo Stabilicum impone alle coalizioni di indicare preventivamente il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio.

 

Sebbene la nomina resti formalmente una prerogativa del Presidente della Repubblica, come stabilito dalla Costituzione, l'intento politico è quello di rendere il legame tra l'esito delle urne e la formazione dell'esecutivo "più diretto e leggibile”. Il percorso dello Stabilicum, tuttavia, è accompagnato da forti perplessità sollevate da costituzionalisti e opposizioni. Una prima critica riguarda la natura squisitamente politica della riforma: molti leggono in questa mossa un tentativo di evitare il "pareggio" che gli attuali sondaggi prevedono tra il centrodestra e un eventuale fronte progressista sotto le regole del Rosatellum. Una simulazione dell'istituto YouTrend sembra confermare questi timori, mostrando come il nuovo premio di maggioranza permetterebbe ai partiti di governo di blindare il potere anche con un incremento minimo di voti, superando agevolmente le attuali opposizioni.

 

Un punto particolarmente controverso riguarda il sistema di scelta dei parlamentari. Nonostante in passato la Presidente del Consiglio avesse più volte invocato il ritorno alle preferenze, lo Stabilicum conferma invece il meccanismo delle liste bloccate. Gli elettori resteranno dunque privi della possibilità di indicare un candidato specifico, dovendo accettare l’ordine dei nomi stabilito dai vertici politici. Questo "dietrofront" è diventato uno dei principali argomenti polemici delle opposizioni, che accusano la maggioranza di voler mantenere il controllo totale sulla composizione del Parlamento, tradendo le storiche battaglie della destra per la partecipazione diretta dei cittadini.

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