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Governo e magistratura nella stessa direzione?

La presidente del consiglio Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di inizio anno, ha affermato che governo e magistrati dovrebbero andare nella stessa direzione. Trovo questa affermazione inquietante e che smaschera in maniera plateale il reale obiettivo della legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei giudici: la dipendenza della magistratura dalla politica. 

La Presidente Meloni incontra l'Associazione nazionale magistrati, 5 marzo 2025 - Governo. it
La Presidente Meloni incontra l'Associazione nazionale magistrati, 5 marzo 2025 - Governo. it

Hanno voglia gli esponenti della maggioranza a rassicurare che non sia questo l’obiettivo, ma piuttosto il garantismo a tutela dei cittadini dai provvedimenti giudiziari. A mio parere, proprio il fatto che i procuratori sono dei giudici e non degli avvocati dell’accusa è la migliore garanzia di salvaguardia dei diritti dei cittadini. La funzione di un giudice è di trovare la verità, non un colpevole, quale che esso sia. Questa caratteristica del sistema giudiziario italiano andrebbe salvaguardata piuttosto che riformata. Tra l’altro, è abbastanza paradossale che proprio questi paladini del garantismo attacchino la magistratura quando questa si mostra garantista, come è successo con l’imam di Genova. Ma, chiaramente, per questi garantisti a corrente alternata, dipende da chi è oggetto di provvedimenti giudiziari.

 

Ma torniamo all’affermazione della presidente Meloni. Cosa vuol dire che il governo e la magistratura devono andare nella stessa direzione? Se la direzione è quella della legalità e del rispetto della costituzione, che dovremmo dare per scontati, non ci sarebbe nulla da obiettare. Ma è chiaro che il significato non fosse questo. In effetti Giorgia Meloni e anche altri esponenti della maggioranza come il ministro della giustizia Carlo Nordio, affermano esplicitamente che la magistratura non dovrebbe operare in modo da ostacolare il governo. E hanno la faccia tosta di affermare che questa riforma costituzionale convenga anche alle opposizioni, qualora dovessero alternarsi alla guida del governo.

 

Ma il compito della magistratura (tutta, sia quella giudicante che quella requirente) non è di assecondare l’azione di qualsiasi governo e, ovviamente, neppure dell’opposizione. Il compito del potere giudiziario è quello di far rispettare le leggi e la costituzione. E se il governo o la politica in generale non operano all’interno di queste regole, ben venga il ruolo di controllo della magistratura a ristabilire la legalità. La vera separazione delle carriere dovrebbe essere quella tra i vari poteri dello stato, in modo da garantirne l’indipendenza. Questo è uno dei principi basilari della democrazia liberale.

 

Bisognerebbe anche aggiungere che negli ultimi anni una parte importante della politica mal sopporta l’azione istituzionale degli organi di controllo. Infatti, il consenso a questa riforma della separazione delle carriere va ben oltre l’attuale maggioranza di governo. Diciamo che il governo in carica su questo tema ha una marcia in più. Non solo si è mosso sulla separazione delle carriere dei giudici, ma anche per riformare il ruolo della Corte dei Conti, altro organo di controllo poco tollerato quando delibera contro provvedimenti del governo, come è successo di recente con il ponte sullo Stretto.

 

Tutti dovremmo sostenere una magistratura indipendente da qualsiasi potere politico quale migliore garanzia di tutela dei diritti dei cittadini. A maggior ragione con un governo che manifesta insofferenza verso il ruolo di controllo delle altre istituzioni e mostra intolleranza verso il dissenso.

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