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SOTEU: Diritti bemolli sotto stelle dorate

Nel discorso sullo Stato dell’Unione dello scorso 10 settembre, la Presidente della Commissione europea von der Leyen ha pronunciato parole che hanno risuonato con forza nelle coscienze di molti: “Ciò che sta accadendo a Gaza ha scosso il mondo intero. I cittadini europei si chiedono fino a quando l’Unione Europea resterà immobile, incapace di rispondere con una voce unitaria. Quello che sta accadendo è inaccettabile. L’UE deve fare di più: non possiamo permetterci questa paralisi.[1]” 

European Parliament, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons
European Parliament, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

La Presidente ha proseguito annunciando l’intenzione della Commissione di proporre misure concrete: la sospensione del supporto bilaterale a Israele in settori specifici, l’introduzione di sanzioni nei confronti dei ministri più estremisti del governo israeliano e dei coloni responsabili di violenze, fino a una sospensione parziale dell’Accordo di Associazione UE-Israele.

 

Il 17 settembre, la Commissione ha formalizzato una proposta fondata sull’articolo 2 dell’Accordo, che vincola la cooperazione al rispetto dei diritti umani. Eppure, a oggi — 5 febbraio 2026 — il Consiglio dell’Unione Europea non ha ancora adottato alcuna decisione.

 

La sospensione richiede una maggioranza qualificata che, semplicemente, non esiste[2]. Ancora una volta, uno dei meccanismi più critici del sistema europeo si rivela anche uno dei principali ostacoli all’azione: l’immobilismo istituzionale di fronte a un genocidio che continua.

 

Tra i documenti del Consiglio giace ancora un progetto di decisione preparato già alla fine di luglio 2025. Ma mentre Bruxelles rinvia, in Palestina nulla cambia. Le violazioni dei diritti umani proseguono, e la condizione della popolazione civile palestinese si aggrava ogni giorno di più.

 

Per questo motivo è stata avviata una raccolta firme europea per chiedere la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele. Dopo numerosi ostacoli e ritardi, l’iniziativa è ufficialmente partita il 13 gennaio 2026 e resterà aperta fino al 13 gennaio 2027.


Ad oggi, circa 430.000 cittadini europei hanno già firmato. Ma per raggiungere l’obiettivo — un milione di firme — e portare finalmente la questione all’attenzione della Commissione e del Parlamento Europeo, serve uno sforzo collettivo.




[1] Il virgolettato rappresenta una sintesi del discorso della Presidente, qui il link: https://multimedia.europarl.europa.eu/en/video/AV_I276693

[2] I Peasi che stanno bloccando la decisione al Consiglio sono: Germania, Ungheria, Cechia, Italia, Bulgaria. Per avere la maggioranza qualificata c’è bisogno di Paesi che insieme rappresentano il 65% della popolazione europea, ricordiamo che il Consiglio dell’ UE pero’ rappresenta gli Esecutivi non i cittadini, che sono invece rappresentati dal Parlamento Europeo.


 

SOTEU: Human Rights in Minor Key Under Golden Stars


Last 10 September, in the State of the Union speech, European Commission President von der Leyen delivered words that resonated deeply with many consciences: “What is happening in Gaza has shaken the world. European citizens are asking how long the European Union will remain motionless, unable to respond with a unified voice. What is happening is unacceptable. The EU must do more: we cannot afford this paralysis[1].”


The President went on to announce the Commission’s intention to propose concrete measures: suspending bilateral support to Israel in specific areas, introducing sanctions against the most extremist ministers in the Israeli government and against violent settlers, and even moving toward a partial suspension of the EU–Israel Association Agreement.


On 17 September, the Commission formalised a proposal based on Article 2 of the Agreement, which makes cooperation conditional upon respect for human rights. Yet, as of today — 5 February 2026 — the Council of the European Union has still not adopted any decision.


Such a suspension requires a qualified majority that, quite simply, does not exist[2]. Once again, one of the EU’s most critical decision-making mechanisms proves to be one of the main obstacles to action: institutional paralysis in the face of an ongoing genocide.


Among the Council’s documents lies a draft decision already prepared at the end of July 2025. But while Brussels delays, nothing changes in Palestine. Human rights violations continue, and the condition of the Palestinian civilian population grows more desperate with each passing day.


For this reason, a European citizens’ signature campaign has been launched calling for the suspension of the EU–Israel Association Agreement. After numerous obstacles and delays, the initiative officially began on 13 January 2026 and will remain open until 13 January 2027.


To date, around 430,000 European citizens have already signed. But to reach the goal — one million signatures — and finally bring this issue before the Commission and the European Parliament, a collective effort is still urgently needed.



[1] The quotation provides a brief synthesis of the President’s speech, here id the link: https://multimedia.europarl.europa.eu/en/video/AV_I276693

[2] The countries currently blocking the decision in the Council are Germany, Hungary, Czechia, Italy, and Bulgaria. To obtain a qualified majority, the support of Member States representing at least 65% of the EU population is required. It should be recalled, however, that the Council of the European Union represents national executives, not citizens, who are instead represented by the European Parliament.

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