Pedro Sánchez, el último baluarte rojo de Europa
Pedro Sánchez, el primer ministro español, ha convocado elecciones generales para el próximo 29 de noviembre de 2026 para renovar las Cámaras. Se ha visto obligado a hacerlo después del último pleno parlamentario: el Congreso de los Diputados se reunió para votar dos decretos ley destinados a regular los alquileres, los desahucios, la venta de pisos y, sobre todo, a frenar la proliferación de pisos turísticos y limitar la acción nefasta de los fondos buitre —fondos de inversión europeos, sobre todo holandeses— que han obligado a los españoles a abandonar las ciudades por no poder pagar los alquileres exorbitantes que se les exigen.

El partido conservador (el PP), el de extrema derecha (Vox) y el partido nacionalista catalán (Junts) han votado en contra de la aprobación de los dos decretos. Los diputados de estos tres partidos se han unido para votar contra la regulación del mercado inmobiliario: han votado en contra de los españoles y a favor de los inversores europeos y de los grandes propietarios. Y, sobre todo, han votado en contra del Gobierno de Sánchez, declarando que no seguirían apoyándolo en nuevos decretos sociales en lo que quedaba de legislatura.
El presidente español, vista la imposibilidad de proseguir con sus políticas de avances sociales para el país, ha convocado elecciones generales. Los españoles tendrán que enfrentarse a un verdadero plebiscito: votar por sí mismos y permitir que el Gobierno obtenga una mayoría sólida que le permita aprobar nuevas leyes, o votar contra sus propios intereses eligiendo un gobierno de coalición conservador, el mismo que está en la oposición y que ha tumbado todos los decretos sociales aprobados por el Gobierno para mejorar la vida de los españoles, como la mejora de las pensiones o la subida imparable del SMI.
Una victoria del bloque conservador en España no sería solo una derrota para Sánchez o para los españoles, sino para toda la Unión Europea. Sánchez, en estos últimos ocho años, ha demostrado ser un presidente que trabaja. Se ha mantenido firme mientras Europa se arrodillaba ante Trump. Ha reconocido el Estado palestino y ha interrumpido el tráfico de armas con Israel, al que ha acusado abiertamente de genocidio. Se ha negado a la participación de España en la guerra contra Irán y ha prohibido al gobierno de Trump recurrir a las bases americanas en territorio español para atacar al país mediooriental, con cuatro simples palabras: «No a la guerra». Mientras tanto, se ha puesto manos a la obra: ha mejorado el mercado laboral y la situación de los trabajadores (el contrato indefinido se ha convertido en la norma en España y el SMI no ha dejado de crecer); ha apostado por las energías renovables y ha abaratado considerablemente los costes de la electricidad. Se ha enfrentado con dignidad y sin que le temblara el pulso a una pandemia, a una erupción volcánica, a desastres naturales incontrolables y desconocidos para nosotros los europeos y, sobre todo, a una oposición conservadora mezquina, que ha priorizado sus intereses por delante de los de la sociedad española. Una oposición que se suma a la deriva conservadora mundial, que desacredita la figura del presidente español y recurre a cualquier subterfugio para atacarle, como, por ejemplo, la cuestión de los migrantes de Ceuta.
Este año puedo ejercer mi derecho al voto por primera vez en España y estoy muy orgulloso de poder decir que mi voto será para el presidente Sánchez. La derecha grita fuerte y embarra, pero no logrará sepultar a Sánchez, la última esperanza europea. Como ha dicho Mark Ruffalo: «Sánchez debería ser el presidente de la UE».

Pedro Sánchez, l’ultimo baluardo rosso d’Europa
Pedro Sánchez, il primo ministro spagnolo, ha convocato elezioni generali per il prossimo 29 novembre per rinnovare le Camere del Congresso. Si è visto costretto a farlo dopo l’ultimo plenum parlamentare. Il Congresso spagnolo si era riunito per votare due decreti legge per regolare gli affitti, gli sfratti, la vendita di appartamenti e, soprattutto, per frenare la proliferazione degli appartamenti turistici e limitare lo sciacallaggio dei «fondi avvoltoio», fondi d’investimento europei — soprattutto olandesi — che hanno costretto gli spagnoli ad abbandonare le città per l’impossibilità di pagare gli affitti esorbitanti richiesti.
Le leggi non sono state approvate a causa del partito conservatore (il PP), del partito di estrema destra (Vox) e di un partito nazionalista catalano (Junts). I deputati di questi tre partiti si sono uniti e hanno votato contro la regolamentazione del mercato immobiliare: hanno votato contro gli spagnoli, a favore degli investitori europei e dei grandi proprietari. Ma, soprattutto, hanno votato contro il governo di Sánchez, dichiarando che non avrebbero approvato altri progressi sociali negli ultimi mesi di legislatura.
Il presidente spagnolo, messo alle strette dall’impossibilità di proseguire con la sua azione di governo, ha convocato le elezioni. Gli spagnoli sono chiamati alle urne per un vero e proprio plebiscito: votare per se stessi e permettere al governo di Sánchez di ottenere una maggioranza solida che gli consenta di approvare nuove leggi, oppure votare contro se stessi, scegliendo un governo di coalizione di destra che ha votato contro tutti i decreti sociali approvati dal governo per migliorare la società spagnola.
Una vittoria della destra in Spagna non sarebbe solo una sconfitta per Sánchez o per gli spagnoli, ma per tutta l’Unione Europea. Sánchez, in questi ultimi otto anni, ha dimostrato di essere un presidente che lavora. È rimasto in piedi mentre l’Europa si inginocchiava davanti a Trump. Ha riconosciuto lo Stato palestinese e ha interrotto il traffico di armi con lo Stato israeliano, che ha accusato apertamente di genocidio. Si è rifiutato di partecipare alla guerra con l’Iran e ha proibito l’uso delle basi americane in territorio spagnolo per gli attacchi, con tre semplici parole: «No alla guerra». Nel frattempo, si è rimboccato le maniche: ha migliorato le condizioni dei lavoratori (il contratto a tempo indeterminato è diventato la norma in Spagna e il salario minimo non ha smesso di crescere), ha puntato sulle energie rinnovabili e ha ridotto notevolmente i costi dell’elettricità. Ha affrontato con dignità e senza esitazioni una pandemia, un’eruzione vulcanica, disastri naturali incontrollabili e mai visti in Europa e, soprattutto, un’opposizione conservatrice meschina, che ha messo i propri interessi davanti a quelli del popolo spagnolo. Un’opposizione che si unisce alla deriva conservatrice mondiale, che getta fango sulla sua figura e ricorre a qualsiasi espediente pur di attaccarlo, come la questione migratoria a Ceuta.
Quest’anno posso votare qui in Spagna per la prima volta e sono orgoglioso di poter dire che il mio voto andrà al presidente Sánchez. La destra urla forte e getta fango, ma non riuscirà a seppellire Sánchez, l’ultima speranza europea. Come ha detto Mark Ruffalo: «Sánchez dovrebbe essere il presidente dell’UE».




