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Spagna: il popolo delle chiavi è con Sanchez?

6 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Sono passate da poco le 9:00 e il premier spagnolo Pedro Sánchez comunica l’intenzione di andare ad elezioni anticipate sull’onda delle proteste per la casa. Si voterà il 29 novembre. Tutto è successo in pochi giorni, dal 23 settembre. L’87enne Maricarmen, al secolo María del Carmen Abascal, invalida e indigente, viene sfrattata dall’abitazione di Madrid nella quale aveva vissuto per settant’anni. Il provvedimento era arrivato dopo che la donna aveva perso il contenzioso legale contro la Urbagestión, società immobiliare proprietaria dello stabile, molto attiva e chiacchierata negli affari edilizi.


Una manifestante di PA alza il suo portachiavi e lo scuote all'unisono con centinaia di altri manifestanti in un momento di silenzio collettivo lungo il viale alberato del Paseo del Prado a Madrid, domenica 24 maggio 2026 — uno dei vari momenti della marcia in cui i canti hanno lasciato spazio al clangore metallico di migliaia di chiavi agitate contemporaneamente in aria. Il gesto, diventato uno dei rituali più potenti e riconoscibili del movimento per i diritti abitativi in Spagna, richiama la domanda più fondamentale: il diritto di avere le chiavi della propria casa. Decine di migliaia di persone sono scese in strada quel giorno sotto lo slogan "La vivienda nos cuesta la vida" — "La casa ci sta costando la vita." - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Madrid_-_Demonstration_-_Housing_Is_costing_us_our_lives_-_260524_124926.jpg
Barcex, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L’appartamento di Maricarmen fa parte infatti di un palazzo situato nella zona centrale della capitale e acquistato dal gruppo con mire speculative sulla città. La Urbagestión aveva prospettato alla donna l’acquisto o l’affitto della casa ad un canone quadruplicato rispetto a quello precedentemente pagato. Entrambe le proposte avanzate erano, non a caso, irricevibili dalla signora, beneficiaria di una magra pensione. Da qui la causa legale che l’aveva vista soccombere.


Il momento dello sfratto, come quasi spesso accade, è molto drammatico. Urla di disperazione, pianti, la probabilità di perdere insieme al tetto i ricordi di una vita e ogni relazione con il quartiere dove tutti ti conoscono. Maricarmen ha un malore e viene portata in ospedale. In quei momenti inizia a radunarsi una folla di indignados sotto la sua abitazione. Maricarmen non è sola. Non è l’unica madrilena a subire gli schiaffi di un mercato cinico, amico dei colossi immobiliari e dei fondi speculativi. Il problema non è nemmeno localizzato a Madrid.


Ben presto la protesta si infiamma, il popolo insorge al fitto suono del tintinnio delle chiavi di casa, l’incendio si propaga ad una cinquantina di città: Barcellona, Alicante, Bilbao, Valencia, Santiago de Compostela, Santa Cruz de Tenerife, Palma de Maiorca e Las Palmas. Non sorprende che ad essere interessati siano dei centri fortemente appetibili sul piano turistico. Come in altri numerosi angoli del mondo mete di viaggio, anche la penisola iberica è interessata da intensi movimenti speculativi. Ovunque si razzolano residenze a scopo di investimento, aumentandone gli affitti, trasformandole in case di lusso, strutture ricettive, precludendo così le possibilità abitative ai bassi redditi. Il tessuto urbano si trasfigura anche nella distribuzione di attività commerciali, ridisegnata sulle esigenze dei vacanzieri più che dei residenti. C’è una parola che definisce questo fenomeno: gentrificazione.


Arrivano in Parlamento ben due decreti per frenare gli sfratti dei soggetti vulnerabili e la generale crisi abitativa. Ma il governo non ha l’appoggio di tutta la maggioranza e i provvedimenti, in votazione venerdì 2 ottobre, non passano. In particolare, a schierarsi con l’opposizione è Junts, partito indipendentista catalano di destra, che forniva un appoggio esterno all’esecutivo. Festeggiano gli avversari del PSOE, pensando che questo sia il colpo definitivo al premier Sánchez, attaccato anche su altri fronti da scandali interni al partito, malumori per la gestione dell’immigrazione e, come per il caso di Ceuta, da strategie internazionali volte a metterlo in difficoltà.


Da tempo si paventano elezioni anticipate dalle quali la composizione del parlamento, secondo gli auspici dell’attuale opposizione, dovrebbe venire rovesciata. Ma nelle ultime ore le persone scese in piazza iniziano a rappresentare un fattore che mette notevolmente in discussione questo indecoroso “giochino” delle parti. Il primo ministro stesso dovrà sciogliere la riserva sulla fine anticipata del governo perché, probabilmente, anche lui sta testando il reale sostegno della piazza. Si vedrà se la scommessa di Sánchez lo vedrà vincitore o sarà la consegna dell’ennesimo paese alle destre populiste.


Secondo il Sindacato de Inquilinas, mezzo milione di persone si è riversato nella sola Madrid, minacciando, in tutta la Spagna, uno sciopero ad oltranza per difendere il diritto alla casa e proteggere le città dalla conquista degli “invasori” delle società immobiliari. Questa massa fa gola ai politici, ma si è pur sempre radunata contro un ostacolo innalzato dai partiti di destra a provvedimenti che, sulla carta, erano considerati favorevoli alla popolazione. Maricarmen è uno dei 44 sfratti che si registrano mediamente ogni giorno in Spagna o, come ha malamente tentato di sminuire la presidente della regione di Madrid, Isabel Díaz Ayuso (del Partido Popular, uno di quelli che ha bocciato i decreti), “niente più dei 25mila attuati” ogni anno.


Insieme al lavoro, la soluzione delle problematiche abitative era uno degli asset fondamentali del programma politico di Sánchez. La vicenda non sembra prossima alla risoluzione. A Valencia si sono avuti i primi scontri fra manifestanti e forze dell’ordine, con alcuni feriti da entrambe le parti e la minaccia del prolungarsi della tensione. Ci si trova nuovamente di fronte agli effetti peggiori del capitalismo. Società impersonali subordinano le vite dei comuni cittadini al profitto. Se il diritto alla casa viene messo in discussione dai grandi fondi speculativi e le mire di questi vengono protette dalle destre, il risultato delle elezioni spagnole è davvero così scontato come vorrebbero alcuni?

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