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Oltre il dolore di Berlino: perché la repressione non ci proteggerà

27 lug
Tempo di lettura: 3 min

Messaggio ai lettori

 

Oggi sarebbe dovuto uscire unicamente un approfondimento sul nostro articolo del 15 luglio (“Riconosciamolo con tristezza: l’Italia è tra gli ultimi paesi europei in fatto di diritti civili”). Tuttavia, l’attentato dello scorso sabato al Pride di Berlino ci spinge a condividere alcune riflessioni urgenti sulla vicenda.

 

Vista della Porta di Brandeburgo dopo l'attentato terroristico al Pride di Berlino il 25 luglio 2026 - Orator, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:BrandenburgerTornachAnschlagaufCSDBerlin2026.jpg
Vista della Porta di Brandeburgo dopo l'attentato terroristico al Pride di Berlino il 25 luglio 2026 - Orator, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il ventunenne di origini libanesi, Abdul Ballout, ucciso durante l'inseguimento con la polizia, è stato individuato come il responsabile dello spaventoso attentato avvenuto sabato alle 22:00 al Pride di Berlino.

 

Appurata la matrice terroristica di stampo islamista, la destra italiana è corsa immediatamente "in soccorso" per mostrare solidarietà e, soprattutto, per propagandare la propria idea di sicurezza.

 

Condivido senza riserve la vicinanza alle vittime e alla comunità LGBTQIA+ berlinese, ma non la visione politica che si tenta di imporre sull'accaduto.

 

La destra e il confirmation bias

 

Quando il responsabile di un reato è straniero, viene sistematicamente trattato come un corpo estraneo alla società. È il meccanismo del confirmation bias: il ragazzo era musulmano, coinvolto in orbite estremiste e con dei trascorsi penali. È la ricetta ideale per alimentare l'islamofobia e la xenofobia, confermando la storica avversione della destra verso chiunque non sia bianco, cristiano o ricco.

 

In questo contesto, però, le parole di Giorgia Meloni – che si è affrettata a condannare l'attacco proclamando l'opposizione del governo a "ogni forma di odio ed estremismo" – non risultano assolutamente credibili.

 

Come si può parlare di contrasto all'odio quando la stessa maggioranza continua a ostacolare qualsiasi legge contro l'omotransfobia, lasciando la comunità LGBTQIA+ priva di tutele specifiche di fronte alle aggressioni? E come si può sbandierare la lotta all'estremismo quando in Italia si tollera la presenza di organizzazioni neofasciste senza mai attuare il dettato costituzionale che ne imporrebbe lo scioglimento?

 

L'estremismo, per questa destra, diventa un problema solo quando ha la carnagione scura o la barba lunga; quando invece colpisce le minoranze o attenta ai diritti costituzionali, viene ignorato o minimizzato.

 

Nel frattempo, il polarizzato dibattito italiano prosegue sui soliti binari: ogni notizia si trasforma in un fendente contro l'avversario. Questa volta tocca al Campo largo incassare il colpo, limitandosi a qualche timida dichiarazione di circostanza.

 

Ribaltare la domanda

 

A volte bisogna chiedersi soltanto come è stato possibile. Se la destra usa l'attentato per confermare i propri pregiudizi, c'è una domanda che ribalta l’intera situazione: perché il sistema securitario tedesco non ha funzionato?

 

Il governo tedesco, una coalizione guidata dal centro-destra della CDU insieme alla SPD, ha fatto della "sicurezza" e del rigore uno dei suoi principali stendardi. Eppure, dinanzi alla tragedia, non c’è stato modo di impedirla o di prevenirla.

 

Se analizziamo i fatti con senso critico crolla la narrazione del "nemico esterno”, lasciando spazio a interrogativi scomodi sulle responsabilità delle istituzioni: Abdul Ballout era già noto alle autorità, con trascorsi in riformatorio ed era al secondo incontro di un percorso di de-radicalizzazione.

 

Ma il sistema penitenziario tedesco è afflitto da anni da una grave carenza di organico tra psicologi, educatori e mediatori e ciò rischia di ridurre questi percorsi a meri passaggi burocratici, lasciando l’opera di rieducazione a una mera custodia punitiva.

 

Inoltre, come evidenziato dal Violence Prevention Network (VPN), il momento più critico è il passaggio dalla custodia alla libertà. Senza un affiancamento individuale e intensivo 24 ore su 24, il soggetto torna nel suo contesto di origine o rientra in contatto con i reclutatori online, vanificando quanto fatto nei colloqui.

 

L'attentato di Berlino non dimostra che la soluzione all'estremismo sia punire. Dimostra l'esatto contrario: il modello securitario della destra ha fallito la sua prova principale. Ha promesso protezione sbandierando la linea repressiva, ma si è dimostrato incapace di prevenire un attacco da parte di un individuo già sotto il controllo del sistema.

 

Continuare a trattare questi eventi come inevitabili fatalità esterne significa lasciare la sicurezza dei cittadini e la tutela delle comunità nelle mani di rozza propaganda.

 

Un’altra sicurezza è possibile

 

La vera sicurezza si fonda sul concetto di cura, prevenzione e sviluppo della persona; ciò significa investire nei quartieri, nella scuola, nei servizi di salute mentale e nelle strutture penitenziarie, perché un individuo preso in carico da professionisti e inserito in una rete sociale è immensamente meno vulnerabile alla manipolazione e al fanatismo.

 

Anche stavolta cerchiamo di non inseguire la destra sul terreno della propaganda, ma di pretendere una sicurezza vera: quella che protegge i diritti e si concentra sullo sviluppo della persona umana, così come lo esige la nostra Costituzione.

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