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Sempre più sicuri(tari)

Dopo l’approvazione al Senato 96 voti a favore e 46 contro, il DDL di conversione del decreto legislativo 23/2026, il cosiddetto “decreto sicurezza”, arriva alla Camera dei Deputati per il via libera definitivo. Fra le polemiche dell’opposizione e le ritrosie di Mattarella, il Governo pensa alla fiducia per forzarne l’approvazione entro la scadenza del 25 aprile. E proprio il giorno della Liberazione rischia di essere approvata l’ennesima stretta su alcuni diritti.


Mosso dall’urgenza della cronaca, che ha visto una recrudescenza degli episodi violenti fra minori, in cui i coltelli sono stati spesso protagonisti, il decreto puntava inizialmente proprio a ribadire il divieto di vendita di “strumenti a lama” ai minorenni, infilando man mano norme dal sapore incostituzionale, come il fermo preventivo per gli attivisti o gli incentivi agli avvocati dei migranti per convincere gli assistiti a “re-migrare” verso i paesi d’origine. Quest’ultima è una delle misure che più ha suscitato i dubbi del Colle e la furia delle opposizioni.


Fra le novità, oltre all’atteso divieto assoluto di vendita di coltelli ai minori, la possibilità dei prefetti di individuare zone urbane sensibili dove applicare i Daspo per coloro che vengano ritenuti soggetti pericolosi, fondi per il rimborso delle spese legali degli agenti indagati per fatti di servizio (scudo legale), maggiori tutele per il personale scolastico. Inasprite anche le pene per i furti in abitazione e gli scippi. Eliminata la norma pretesa dalla Lega di Salvini sulla cauzione per eventuali danni in capo alle manifestazioni, giudicata inopportuna (oltre che a sospetto di censura costituzionale).


Nato per disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale”, il dl è il quarto di una serie di provvedimenti similari a firma dello stesso governo in carica da oramai quattro anni.

 

Un mandato legislativo che ha risposto con l’incremento delle pene per alcuni casi ben precisi legati alle proteste, ai fenomeni migratori o ai fatti di cronaca, mentre ne ha alleggeriti altri più vicini alle alte sfere del potere amministrativo. Da ricordare, ad esempio, il cosiddetto decreto “antirave”, il decreto Cutro, il decreto Caivano, il precedente dl sicurezza che ha introdotto 14 nuovi reati fra cui quello per il blocco stradale, l’accattonaggio minorile, l’occupazione abusiva.

 

Definita dall’opposizione “un’alluvione panpenalista” alimentata più per propaganda politica che per volontà risolutiva, appare quasi un’ammissione di incapacità a governare in tema di sicurezza nel corso della legislatura. Eletto con la promessa di porre freno ai fenomeni criminali, si ha l’impressione che questo governo si divincoli quotidianamente fra sempre nuove urgenze, come una diga piena di crepe che vengano tappate temporaneamente in attesa di altre rotture che non possano essere scongiurate.

 

Tutto retto dall’assenza di confronto con le opposizioni, la compressione dell’attività parlamentare, i dubbi di efficacia e di costituzionalità, l’assenza di una strategia preventiva che agisca sulle cause, il focalizzarsi sui “reati poveri” o legati principalmente al dissenso.

 

Un paese ostaggio della propaganda securitaria che, paradossalmente, acuisce la percezione di insicurezza dei suoi cittadini, che affolla le carceri, semina odio verso gli stranieri, i manifestanti e intere aree disagiate del paese, che crea reati ma resta poco efficace sulla prevenzione della devianza sociale, sulle coperture finanziarie per l’attivazione dei controlli o il sostegno alle forze dell’ordine.

 

Saremo davvero più sicuri dopo questa ennesima stretta? Spoiler: ci diranno di no.

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:DSC00901_Protected_Iveco_Daily,_Reparto_Mobile_Polizia_di_Stato.jpg
Aciarium, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

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