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Riconosciamolo con tristezza: l’Italia è tra gli ultimi paesi europei in fatto di diritti civili

Articolo a cura di Simonə Migliavacca


Nonostante la legge Cirinnà del 2016 sia stata un incontrovertibile spartiacque storico per la comunità LGBTQIA+, dieci anni dopo non ci sono stati miglioramenti. L’Italia non ha visto progressi né nelle leggi né nelle prassi amministrative.

 

Nelle classifiche europee, l'Italia continua a collocarsi stabilmente nelle posizioni di coda tra i paesi dell'Europa occidentale. L’ultimo report ILGA evidenzia come il nostro Paese sia penalizzato soprattutto dalla mancanza di una legge contro i crimini d'odio (legata al naufragio del Ddl Zan nel 2021), dall'assenza del matrimonio egualitario e dalle tutele gravemente insufficienti per l'omogenitorialità e per le persone trans e intersex. 

 

Questa inerzia strutturale genera un contrasto stridente non solo con i Paesi confinanti, ma anche con le stesse direttive del Parlamento europeo, che spinge costantemente per il riconoscimento transfrontaliero dello status di genitore e per una protezione uniforme contro ogni forma di discriminazione.

 

Le unioni civili hanno restituito quella dignità minima alle coppie che necessitano dei diritti sociali ed economici del matrimonio, ma le unioni stesse sono state un compromesso con alcune discriminazioni rispetto al matrimonio:

  • genitorialità e adozioni;

  • fedeltà;

  • pubblicazioni;

  • tempi di divorzio.

 

Tuttavia, la profonda ferita che oggi vive la comunità riguarda principalmente la mancata repressione dei crimini d’odio, vissuta sia nelle micro-aggressioni quotidiane, sia nelle eclatanti tragedie nazionali, come il caso di Mirko e Kety Andreoni, uccisi dal pater familias per non aver rispettato i canoni del patriarcato.

 

Al governo, poi, non interessa nemmeno prevenire la violenza contro le donne e le minoranze. La soluzione è una sola e si chiama educazione sessuo-affettiva. Questa colmerebbe le eventuali lacune educative aiutando i giovani a creare relazioni sane e a comprendere gli effetti delle proprie azioni in una società aperta.

 

Nondimeno restano sul tavolo anche i fondamentali temi per le famiglie arcobaleno su adozione e accesso alla fecondazione assistita, mentre per quanto riguarda la gestazione per altri, il Parlamento ha approvato la Legge Varchi (2024) creando l’improbabile istituto del reato universale e il blocco delle trascrizioni degli atti di nascita, con effetti devastanti sulle neofamiglie arcobaleno.

 

Se oggi la destra di Vannacci, con la connivenza di Meloni, cerca di zittire il dibattito pubblico, è giusto ricordare che la lotta per la parità è ancora tutta da giocare: loro passeranno, noi no.

 

Cosa fare? Serve più coesione. Se vogliamo vincere la battaglia dei diritti, la nostra unica opzione è eleggere rappresentanti responsabili, ma non solo. Serve solidarietà – la stessa del nostro art. 2 della Costituzione – per deframmentare la sinistra e costruire un percorso politico autentico e di tutt3.


Per approfondire le nostre esperienze e discutere delle prospettive future, l'appuntamento è per il 16 luglio dalle ore 19:00 presso l'Ostello Bello Grande (Via Lepetit 33, Milano - Centrale FS). All'incontro, intitolato "Diritti e comunità LGBTQ+: storia di un diniego incivile", interverranno:

  • Alessandro Macchi (Volt Europa)

  • Vanessa Capretto (Possibile)

  • Francesco Leone (Gli Indecisi)



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