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L’esercito dell’odio

Raffaele Stipa era uno stimato pizzaiolo di Reggio Emilia. Arriva un cliente, probabilmente abituale. Pretende una pizza gratis. Pretende, non chiede. Gli viene fatto notare che ne ha già prese tre senza pagare. Al rifiuto di Stipa, l'uomo va via per tornare dopo qualche minuto e abbattersi contro il pizzaiolo e la sorella. Ha in mano un coltellaccio da cucina.

 

Stipa ha subito la peggio. Viene ripetutamente colpito. Poi una coltellata al collo. Trattato come un animale da macello. Solo dei ripetuti colpi di bastone inferti dalla sorella mettono in fuga l'aggressore. Verrà trovato poche ore dopo a casa dei genitori, i vestiti sporchi di sangue nell'abitazione. Stipa muore nella sua pizzeria. I panetti ancora a lievitare per il lavoro della serata.

 

Non passa molto tempo e le truppe della destra iniziano a gridare furiosamente sui social contro lo straniero, aizzati a sbranare come cani da combattimento. Parte anche il solito livoroso comunicato stampa.

 

E allora l’abbaio si trasforma, prende la forma di una parola nuova, intonata all’unisono da un esercito dell’odio istruito a ripeterla quando non sa cosa argomentare nelle discussioni. Quell’accozzaglia di lettere che inneggia alla deportazione fuori dalla nostra patria se non sei “italiano purosangue”, qualsiasi cosa voglia dire.

 

Peccato che il presunto assassino, fermato nel giro di poche ore, non fosse un "nero", non fosse nemmeno uno straniero più chiaro, ma proprio un ITALIANISSIMO pregiudicato con precedenti per droga, "bianco" di pelle da svariate generazioni.


Imaggine in bianco e nero di una manifestazione contro il razzismo con un cartello che dice "il razzismo è un virus"
Photo by John Cameron on Unsplash

Quando si compie l'ennesimo scivolone sulla loro viscida materia d'elezione, la xenofobia, i generali di questa grottesca truppaglia provano a tornare indietro. I più smaliziati s’affrettano a cancellare i post, qualcuno forse chiede scusa, subito seguito da sequele di traballanti “però…”.

 

Scusa per aver palesato il solito metodo con cui manopolano l'opinione pubblica? Scusa per l’ennesima inoculazione d’odio nel corpo malato della nostra società? A poco serviranno le rettifiche dopo che per ore le orde di razzisti si sono nutrite di notizie false. Nel cumulo delle altre falsità, provocazioni, TikTok dei fascio-influencer, hanno sedimentato un altro strato di terrore nella mente dei cittadini, anche più moderati, quelli “moralmente” frastornati dal cinismo del sistema-vita quotidiano.

 

L’esercito dell’odio è ben organizzato sul web, funzionale ad aprire la strada a quello che fa capolino per strada dai tombini della storia. Ma sappiamo da tempo che la distinzione fra online e offline non esiste più. Aggressioni a studenti, omosessuali, attivisti di altri partiti (compresi quelli della stessa coalizione…), ronde. Perché “qualcuno deve risolvere la situazione” è la giustificazione non più solo bisbigliata con vergogna. Le istituzioni latitano, anche quelle guidate proprio dalla destra, l’informazione stressa le notizie che creano forti reazioni come i litigi sui social, si riplasma la realtà.

 

E quindi non solo sembra normale ma anche tardiva la creazione di ronde, come quelle a Genova, che fronteggiano in rapporto di 40 a 1 quei malcapitati bersagliati per il colore della pelle. Vi diranno che hanno acchiappato lo spacciatore nero, quello che vende la bamba all’amico bianco, ma più probabilmente è solo un tizio di colore che si trovava nella zona sbagliata, quella da riconquistare agli italiani, quelli che si ripetono in continuazione che “non siamo più padroni a casa nostra”.

 

La violenza è dunque strategia di riappropriazione, stiamo regredendo verso la legge del più forte. Siamo ridotti alla competizione l’uno contro l’altro mentre chi sta ai vertici delle istituzioni manipola entrambi. Quando saltano le regole delle istituzioni democratiche, la violenza diviene l’unica forma di relazione efficace (cioè che abbia degli effetti concreti), anche se nega la società che abbiamo creato con il diritto positivo. Se la società salta, resta un’unica regola “il più forte ha sempre ragione” (sì, esattamente la filosofia trumpista), può anche pretendere l’ennesima pizza gratis.

 

Si conferma un altro dato: con il dilagare prepotente della peggior versione della destra, torniamo indietro. Non a un secolo fa, alla marcia su Roma o alle squadracce. Torniamo proprio all’alba del pensiero filosofico quando si fronteggiano giuspositivismo contro giusnaturalismo.

 

Odio sul web, paura, violenza. Una catena stesa anello dopo anello che pian piano ci sta rendendo prigionieri. E mentre un'altra persona muore perché sopraffatta dalla violenza del più forte, si sente il passo dell’oca. È l’esercito dell’odio.

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