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L’Europa cambia rotta sui rimpatri: la nuova legge tra regole e tensioni in piazza

L'Unione Europea ha appena voltato pagina su uno dei temi più divisivi del decennio: la gestione dei migranti senza permessi di soggiorno. Con l'approvazione definitiva del nuovo regolamento sui rimpatri, Bruxelles ha deciso di cambiare rotta, una svolta netta, puntando sull'”efficacia” delle espulsioni. Il voto, che ha visto 418 favorevoli, 218 contrari e 30 astenuti, non è solo un atto tecnico, ma la conclusione di un dibattito durato quasi vent’anni e che probabilmente cambierà profondamente l'Unione Europea.

 

Distressed persons wave after being transferred from the amphibious transport dock ship USS San Antonio (LPD 17) to Armed Forces of Malta offshore patrol vessel P52. San Antonio provided food, water, medical attention, and temporary shelter to the rescued. San Antonio rescued 128 men adrift in an inflatable raft after responding to a call by the Maltese Government - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Distressed_persons_wave_after_being_transferred_to_a_Maltese_patrol_vessel..jpg

Al centro della norma c’è il principio di "cooperazione obbligatoria": chi riceve un ordine di rimpatrio ha il dovere di collaborare con le autorità. Se questo non accade, o se sussiste un rischio concreto di fuga o un pericolo per la sicurezza pubblica, gli Stati potranno disporre il trattenimento per un periodo fino a 24 mesi, prorogabili in casi eccezionali.

 

Ma non si tratta solo di trattenimento. Il regolamento introduce anche misure alternative, come il monitoraggio elettronico o l’obbligo di firma. Una delle novità più discusse riguarda la possibilità, per i singoli Stati, di trasferire i migranti in "centri di rimpatrio" situati in paesi terzi. Si tratta di una misura che ha fatto molto discutere anche in Italia, ma che il Parlamento europeo ha vincolato a condizioni ferree: il rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione è un requisito essenziale e la Commissione dovrà essere informata di ogni accordo.

 

Mentre a Bruxelles si discuteva tra le aule del Parlamento, fuori dal Palazzo e in molte città europee, la questione ha acceso gli animi. Nelle ultime settimane, in Italia, Germania, Francia e Grecia, si sono moltiplicate le manifestazioni contro la legge discussa e poi approvata sulla remigrazione.

 

Le piazze sono state riempite da attivisti, ONG e cittadini preoccupati per l’impatto umano di queste leggi. Molti temono che la corsa all'efficacia possa passare sopra le tutele individuali, portando a condizioni di detenzione disumane o a trasferimenti in paesi dove la sicurezza dei migranti non è garantita. "Non è una politica di rimpatrio, è una politica di esclusione", si è sentito gridare in diversi cortei, dove il tema del diritto all'asilo si è scontrato frontalmente, ad oggi fallendo, con la necessità politica di mostrare il "pugno duro" contro l'immigrazione irregolare.

 

Se da un lato i governi sostengono che fosse necessario ridare ordine a un sistema che spesso non riusciva a eseguire le espulsioni previste, dall'altro parte della società civile chiede di non dimenticare mai la dimensione etica ed umana della questione. L’Europa, ora, dovrà riuscire ad applicare le nuove regole senza perdere per strada i valori di accoglienza e dignità che sono, almeno sulla carta, il fondamento stesso dell'UE.

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