Il Muro di Roma: l’Italia si schiera contro i diritti umani e si fa complice di Israele
- Davide Inneguale

- 22 apr
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Si è consumata ieri, nelle stanze gelide di Lussemburgo, una delle pagine più cupe e contraddittorie della diplomazia europea recente. Il Consiglio Affari Esteri (CAE) era chiamato a decidere sul destino dell’Accordo di Associazione UE-Israele, quel trattato che dal 2000 regola i rapporti commerciali e politici tra Bruxelles e Tel Aviv. Al centro della discussione, l’attivazione dell’Articolo 2: la clausola che vincola ogni beneficio economico al "rispetto dei diritti umani e dei principi democratici". Ma davanti all’evidenza di un genocidio e un occupazioni in atto, che ha ormai hanno travolto ogni limite del diritto internazionale, l’Europa si è spaccata, e l'Italia ha scelto di restare immobile, anzi di farsi complice.

Solo pochi giorni fa, il governo Meloni aveva cercato di accreditarsi una parvenza di rigore morale annunciando la sospensione del memorandum bilaterale Italia-Israele. Un gesto che era stato interpretato da molti come un primo segnale di insofferenza verso le atrocità delle operazioni a Gaza e in Libano. Non da noi, però. E infatti la giornata di ieri ha rivelato la vera natura di quella mossa: un’operazione di distrazione di massa, un cinico esercizio di “Gattopardismo” come fa notare antimafiaduemila.com, utile a placare l'opinione pubblica interna mentre, nei palazzi che contano, si continuano a proteggere interessi economici più opachi.
Il voto contrario espresso ieri dall’Italia contro la sospensione dell’Accordo di Associazione non è solo una scelta politica, è un insulto alla coscienza civile. Mentre i tribunali internazionali accumulano faldoni su crimini di guerra e violazioni sistematiche del diritto umanitario, il governo Meloni ha alzato un muro a difesa dello status quo. È un atteggiamento che trasuda una vigliaccheria diplomatica senza precedenti. Come si può invocare la "soluzione a due stati" nelle piazze e poi, a Bruxelles, votare per mantenere intatti i privilegi doganali di chi quelle soluzioni le sta demolendo giorno dopo giorno? Roma ha scelto di ignorare le macerie, il numero intollerabile di vittime civili e gli appelli dell'ONU, preferendo allinearsi a una logica di pura convenienza. Non è "prudenza diplomatica", è complicità morale. Il governo ha confermando che per questa maggioranza la realpolitik economica vale infinitamente più della vita umana e del diritto internazionale.
La votazione di ieri ci restituisce uno spaccato sulla geografia europea profondamente divisa, dove il confine tra dignità e cinismo è apparso più marcato che mai: Italia e Germania hanno guidato il fronte del "No", trascinando con sé Austria, Repubblica Ceca e Ungheria. Questo gruppo ha blindato l'accordo, sfruttando la necessità dell'unanimità per le decisioni politiche più drastiche. Spagna e Irlanda, sostenute da Slovenia e Belgio, hanno guidato la carica per la sospensione totale, denunciando come l'inerzia dell'UE renda l'Unione stessa complice delle violazioni in corso.
L'Alta Rappresentante Kaja Kallas ha tentato una mediazione disperata, proponendo sanzioni mirate e dazi commerciali (approvabili a maggioranza qualificata). Una proposta che, pur muovendo un piccolo passo, è più simile a un cerotto su una ferita troppo profonda per essere ignorata.
L’esito del Consiglio di ieri lascia un’Unione Europea politicamente mutilata e un’Italia che ha definitivamente smarrito la sua vocazione di ponte di pace, preferendo arroccarsi dietro un muro di silenzio e convenienza. Se "tutto deve cambiare perché nulla cambi” – rifacendoci sempre al Gattopardo – ieri il governo Meloni ha dimostrato di aver imparato la lezione fin troppo bene, a spese della credibilità internazionale del nostro Paese. Mentre il nostro governo tace davanti ai microfoni, le sue posizioni sono ormai chiarissime, e prima o poi sarà la storia a chiedere conto di questa complicità.



