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Cittadini UE contro Israele: dopo l’introduzione della pena di morte chiedono di cessare i rapporti.

C’è un limite oltre il quale una democrazia, o ciò che pretende di esserlo, smette di difendersi tale e inizia ad essere carnefice. Quel limite è stato abbattuto da anni, e con l’approvazione della legge sulla pena di morte per terrorismo, Israele ce lo ribadisce. Non è un fulmine a ciel sereno, ma l’approdo inevitabile di una deriva ultranazionalista che da anni sta trasformando le istituzioni di Tel Aviv in uno strumento di vendetta legalizzata.

Guallendra, CC0, via Wikimedia Commons
Guallendra, CC0, via Wikimedia Commons

Il voto della Knesset non è solo una scelta di politica penale; è l'atto finale di un processo di deumanizzazione. Mascherata dietro la retorica della "deterrenza", la nuova norma ha un sapore chiaramente etnico e discriminatorio. I criteri di applicazione legati al danneggiamento dello Stato e della "rinascita del popolo ebraico" sono ritagliati su misura per colpire esclusivamente la popolazione palestinese. Si stabilisce così, per legge, che la vita di un arabo vale meno, che il suo sangue può essere versato dallo Stato in nome di un ideale supremo che non ammette dissenso né resistenza. Oggi, equiparare la resistenza palestinese all’Olocausto non serve a fare giustizia, ma a santificare l’arbitrio. Il governo Netanyahu, ostaggio delle frange messianiche e radicali di Itamar Ben Gvir, ha scelto di barattare i residui di uno Stato di diritto con il consenso delle piazze più feroci.


Ma la deriva non riguarda solo la legge in sé. Riguarda il messaggio che Israele invia al mondo: quello di una nazione che ha rinunciato alla pace per abbracciare l'eterno conflitto. Trasformare i condannati in martiri non fermerà le mani di chi non ha più nulla da perdere; al contrario, alimenterà una spirale di odio che non troverà mai fine.


La risposta della società civile non si è fatta attendere. Una petizione lanciata dai cittadini europei ha già superato le 600.000 firme, chiedendo la sospensione totale dell'accordo. Il testo della mobilitazione è un atto d'accusa durissimo: si parla di "livelli senza precedenti di uccisioni di civili", distruzione sistematica di ospedali a Gaza e dell'uso della fame come arma di guerra. L'Articolo 2 dell'Accordo di Associazione UE-Israele vincola i rapporti commerciali e politici al "rispetto dei diritti umani e dei principi democratici". La nuova legge rappresenta una violazione flagrante di questo "elemento essenziale" del trattato.


Mentre la politica ufficiale osserva con una preoccupazione che somiglia sempre più a una sterile complicità, i cittadini dell'UE rifiutano di legittimare e finanziare, attraverso trattati preferenziali, uno Stato accusato di crimini contro l'umanità. Israele si chiude in un fortino ideologico dove il diritto è sostituito dal castigo e la giustizia dalla rappresaglia. La democrazia israeliana sta morendo soffocata da quella stessa corda che oggi prepara per il "nemico", confermando una metamorfosi autoritaria che non lascia spazio alla speranza, ma solo alla cupa celebrazione della morte portata avanti dalle più alte cariche dello stato.

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