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Meloni straccia l’accordo con Israele: non è proprio così

La notizia rimbalzata ieri sulle agenzie di stampa sembra segnare un punto di non ritorno: l’Italia congela la cooperazione militare con Tel Aviv. Ma, a ben guardare le carte e i tempi della politica, il quadro è molto più complesso e strategico di quanto un titolone possa suggerire.

https://www.governo.it/en/media/president-meloni-visits-israel/24008
Visita del Presidente Meloni in Israele - 21 Ottobre 2023

Per capire la portata della scelta, bisogna fare un passo indietro. Il Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel settore della difesa tra Italia e Israele è un pilastro che regge i rapporti bilaterali dal 2005. Ratificato con una legge che da vent’anni garantisce un canale privilegiato per lo scambio di tecnologie militari, brevetti, sistemi d’arma avanzati e addestramenti congiunti, l’accordo ha una particolarità: il rinnovo automatico. Ogni cinque anni, nel silenzio della politica, il patto si rigenera da solo, blindando la collaborazione industriale e strategica tra i due Paesi.


Giorgia Meloni ha deciso di spezzare questo automatismo. Non ha "stracciato" il trattato tout court, ma ha annunciato la sospensione del rinnovo automatico. Tecnicamente, questo apre una finestra di osservazione di 6 mesi: un periodo di stallo politico e diplomatico che proietta l'eventuale nuova scadenza o rinegoziazione al 2031. Si tratta di una mossa che congela lo status quo senza rompere definitivamente, ma che sottrae a Israele la certezza di un appoggio tecnico-militare incondizionato da parte di Roma.


La scelta della Premier, arrivata molto tardi, appare come un esercizio di estrema furbizia politica. Negli ultimi mesi, il consenso del governo è colato a picco, eroso da una crisi economica mordente e da scandali interni che hanno portato alle dimissioni di ministri chiave. In questo contesto di debolezza, Meloni ha dovuto compiere un’inversione a “U”, rimangiandosi anni di propaganda atlantista "senza se e senza ma" e di difesa a oltranza della destra israeliana.


A forzarle la mano sono stati i fatti: l'attacco dell’esercito israeliano contro i militari italiani della missione UNIFIL in Libano e le recenti farneticazioni di Donald Trump. Il tycoon americano, storico punto di riferimento ideologico della Premier, ha infatti attaccato verbalmente il Papa definendolo debole, costringendo Meloni a una condanna ufficiale per non perdere definitivamente il contatto con l'elettorato cattolico e moderato che ad oggi la tengono “a galla”.


In questo scenario complesso il Parlamento italiano si è unito a sostegno di Meloni. Elly Schlein, leader del PD, è intervenuta con un discorso durissimo contro le ingerenze americane, offrendo un inusuale sostegno alla decisione della Premier. Schlein ha ribadito che la sovranità nazionale non può essere calpestata da alleati che, come Trump, criticano ferocemente chiunque osi sollevare dubbi sul loro operato. Un fronte unico, quello tra governo e opposizione, che per i più ottimisti o più miopi potrebbe segnare la fine di un'epoca di sudditanza psicologica verso certi assi internazionali improponibili.

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