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Dadi, schede e orgoglio: l'inclusività queer nei giochi di ruolo

11 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Sedersi attorno a un tavolo, o davanti a una chat, e decidere chi essere per una sera o più. Nel gioco di ruolo è un gesto semplice, ma per molte persone queer può diventare qualcosa di più: un laboratorio in cui provare un nome, un pronome, un desiderio, senza chiedere il permesso a nessunə.


un gruppo di quattro amici queer sorridenti mentre giocano a un GDR da tavolo. Sul tavolo in legno chiaro ci sono mappe esagonali, miniature, fogli e dadi colorati.
Immagine generata con AI

Che cos'è il GDR

 

Secondo l'Accademia della Crusca, i giochi di ruolo (GDR) sono un genere ludico in cui i partecipanti interpretano personaggi in un mondo immaginario o simulato, mentre una persona, il master, conduce la sessione. Per il ricercatore dell'Università di Bologna Aurelio Castro è uno storytelling cooperativo: una narrazione costruita insieme, al tavolo, dal vivo oppure online, tra forum e chat.


Dove il GDR incontra il queer

 

Il gioco di ruolo permette di sperimentare espressioni di genere e orientamenti dentro la protezione della finzione. Uno studio del 2024 sul Canadian Journal of Human Sexuality, basato su 211 testimonianze online di giovani LGBTQIA+, descrive i GDR da tavolo come spazi flessibili e collaborativi per esplorare identità complesse, resistere alle narrazioni cisetero-normative e costruire legami. Gli autori avvertono però che servono ambienti sicuri e accoglienti: la finzione, da sola, non basta.

 

Ma non è sempre stato così, infatti, una ricerca su 331 giocatorə queer ricorda che i GDR sono nati per un pubblico di uomini eterosessuali, cisgender e bianchi.

 

Dungeons & Dragons, uscito nel 1974, ha cambiato rotta, proprio dalla quinta edizione (2014) il manuale del giocatore invita a chiedersi come il proprio personaggio si collochi rispetto alle aspettative su sesso, genere e sessualità, senza restare chiusə in nozioni binarie.


Non solo D&D

 

Esistono giochi pensati fin dall'origine per storie queer. Monsterhearts di Avery Alder (2012) è tra i primi GDR a tema esplicitamente queer: adolescenti-mostro alle prese con desiderio e identità. Dream Askew (2018), della stessa autrice, mette al centro una comunità queer che sopravvive alla fine della civiltà; Thirsty Sword Lesbians (2021) intreccia duelli e romanticismo.

 

Uno studio presentato alla conferenza DiGRA 2023 mostra che questi titoli non si limitano a rappresentare personaggi queer: offrono struttura e sicurezza per esplorarne l'identità.


La land: il GDR nell'era di Discord

 

In Italia i GDR online nascono alla fine degli anni Novanta, con comunità testuali come Extremelot, e si giocano per forum o per chat. Oggi molte di queste comunità, le land, abitano su Discord, piattaforma esplosa nel periodo della pandemia per videochiamate: ogni canale è un luogo del mondo di gioco, uno staff cura regole e trame, e le persone giocano scrivendo il proprio personaggio. Secondo Nielsen Games (2022), chi è LGBTQIA+ ha il 29% di probabilità in più di giocare a giochi di ruolo videoludici e frequenta Discord più della popolazione generale.

 

La land è un luogo di incontro, perché mette in contatto persone lontane per città, età e contesto; di crescita, perché si impara a scrivere, a collaborare e a mettersi nei panni altrui (Castro usa il gioco di ruolo proprio per ridurre il pregiudizio); di diversità, perché il mondo di gioco si popola di vite che nel quotidiano restano invisibili.


Perché è (anche) una comunità queer


Una land non è queer per decreto: lo diventa per ciò che permette e custodisce. Permette di impersonare personaggi trans, non binari, bisessuali, asessuali, e di farli amare, soffrire, litigare, vincere dentro una trama condivisa. Chi gioca con loro deve riconoscerli e intrecciarli alle proprie storie: il rispetto reciproco diventa pratica quotidiana. Il personaggio può essere un ponte, per sperimentare ciò che ancora non si osa dire di sé o per vedere finalmente raccontata la propria vita senza stereotipi. La cura è necessaria, infatti, Castro ha mostrato che discriminazioni e resistenze esistono anche nel GDR italiano, quindi, regole di convivenza, moderazione attenta e consenso al centro fanno la differenza tra una chat e una comunità.

 

Alla fine, un dado tirato in una chat notturna può dire a qualcunə: ci sei anche tu. Sta a noi costruire spazi all'altezza di quella promessa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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