Ceuta Is the New Pozzuoli. Quando il patriottismo che dimentica la patria.
- Mario Bove
- 5 ore fa
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Meloni e Salvini ignorano gli sfollati puteolani per post su presunte invasioni e Schengen cercando il profitto elettorale.
La parola “terremoto” provoca un misto di paura, disagio e spesso rassegnazione. Da nord a sud, molte regioni conoscono il dramma del sisma: Sicilia, Calabria, Campania e Basilicata, Lazio, Molise, Puglia, Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli. Non sono semplicemente territori fratturati da un evento geologico. Sono la traccia visibile di una geografia urbana del dolore.
In questa terra cresciuta a ridosso fra due placche tettoniche e punteggiata di vulcani che hanno ceduto parte della loro fama al mito, c’è una zona in particolare dove i movimenti della terra sono simili al respiro di un colossale gigante che dorme sottoterra, i Campi Flegrei. Il territorio, densamente abitato, si sviluppa su un sistema di antichi vulcani, alcuni distintamente visibili. Nomi familiari e visione usuale del paesaggio come il Monte Gauro, il Lago Averno (l’antica bocca dell’Inferno), il cratere degli Astroni, sede di un parco naturalistico.
Qui il fenomeno del bradisismo, ciclicamente, vede fasi di innalzamento alternate ad altre di compressione, che portano il livello del terreno verso il basso, con oscillazioni negli anni molto visibili. Scientificamente affascinante, è un dramma prolungato e atavico per gli abitanti di Pozzuoli, l’area più interessata da questi movimenti insieme a Bacoli. Qui si vive il legame con il luogo di nascita con rabbia e fatalismo. Un terremoto è imprevedibile, è una probabilità che può o non può verificarsi. Il bradisismo invece è il padrone di casa che sai per certo ritornerà per pretendere l’affitto arretrato.
Venerdì 31 luglio, il bradisismo è tornato. Quel respiro s’è fatto ancora una volta tosse stizzosa d’un petto che ribolle di gas e lava. È crollata una parte della collina. Rumore, polvere ovunque, i massi del costone sulle macchine distrutte, case lesionate e calcinacci. Centinaia di sfollati. La scossa, di magnitudo 4.7, è la più forte registrata nell’area dalla ripresa del fenomeno.
Ha fatto rumore, dicevamo, ma forse non quanto la massa di disperati che dal Marocco sono stati spinti verso l’exclave spagnola di Ceuta, punta a nord-ovest del continente africano. L’attenzione del governo italiano si è infatti diretta a miglia e miglia di distanza, distraendosi dalle grida degli abitanti di Pozzuoli.
Alle 2.13 della notte fra il 3 e il 4 agosto, momento in cui viene esteso questo articolo, scorrendo il feed del profilo Facebook ufficiale di Giorgia Meloni si capisce dove sia puntato il suo sguardo severo. Leggiamo al 1° agosto (ultimo post), Ceuta e la “necessaria” risposta europea all’immigrazione clandestina, il 31 luglio ancora Ceuta e la celebrata sospensione degli accordi di Schengen, poi il 30… Ancora Ceuta e la minaccia dell’immigrazione clandestina. Niente Pozzuoli, rumore, polvere, massi, macchine distrutte, case lesionate e gente sfollata.
Il ministro delle infrastrutture, colui che su tutto sentenzia fuorché sulle infrastrutture, avrà dedicato uno spazio ad un dramma meridionale? Niente. Anche qui Ceuta, prima nelle parole di Santiago Abascal, leader di Vox, i neofascisti spagnoli, poi la chiacchierata con Giubilei e sua presunta attività di difensore dei patri confini (che con quasi 327.000 migranti irregolari nei soli ultimi quattro anni potrebbe sembrare un risultato dubbio). Ancora a ritroso, un’intervista su Ceuta, il pericolo dell’estremismo islamico, le ricette fallimentari della sinistra e spazio anche per un po’ di spirito filorusso. Il 2 agosto il divertente video degli attivisti NOTAV in Val di Susa che sculettano su una strada e l’emblematica caption “RUSPA!”, giusto per non esasperare gli animi contro dei ragazzi che protestano in maniera pacifica. Sempre il 2, un’immancabile festa, questa volta la Lega in Romagna, il ricordo della strage di Bologna con l’assente citazione a fascisti e pidduisti. Nuovamente a Cervia per la festa della Lega, l’emozione dei ritorni negli stessi luoghi e le brillantissime idee di cui si discute fra gnocchi fritti, tigelle, piadine e profumo di hamburger che chiude bruscamente i discorsi.
Il 31 luglio la celebrazione della sospensione di Schengen, video di sassaiole e scontri con la polizia che si presume arrivino da Ceuta. Fra un “ributtiamoli a mare!” e una “invasione islamica”, entra il commosso omaggio a capitan Baresi. Il 30 luglio altri reel della massa di migranti “afro-spagnole” e l’invito a chiudere le frontiere ovunque. Se steste pensando a Instagram, la situazione non è diversa. I post sono pubblicati in parallelo su entrambe le piattaforme.
Insomma, 300 persone dietro l’angolo in Italia non meritano nemmeno un incoraggiamento del tipo “lo Stato è con voi” o “Insieme ce la faremo. Presto risposte dal Governo.” Niente. Appare casualmente Giuli, per una visita già programmata il 3 agosto, fronteggiante un manipolo di furenti cittadini con il suo solito fare da avanguardista neopaganeggiante (e forse anche un po’ futurista), provando a rassicurare sulla presenza del Governo. Ma la campagna elettorale delle destre, ovunque nel mondo, monetizza su stranieri, sicurezza e sbarchi.
I puteolani meritano più di un Musumeci in ambasce che forse riesce a fare anche peggio di Niscemi. Quella dei Campi Flegrei non è un’emergenza dell’ultima ora ma una problematica nota da anni (come quella siciliana d’altronde), attiva in particolare negli ultimi tempi. Di fronte ad essa si continua ad essere impreparati. Questi cittadini meritano certezze, una chiara exit strategy che attualmente è solo sulla carta, forse.
Intanto, dalla Regione Campania arrivano i primi stanziamenti per far fronte alle urgenze delle famiglie sfollate. “Continueremo a lavorare per rafforzare l’assistenza, sostenere le attività danneggiate e non lasciare solo nessuno”, scrive Roberto Fico sui suoi social, parole anche solo di circostanza, che potevano benissimo condividere anche altri politici. I simboli, in certi frangenti, contano molto. Probabilmente, non essere impegnati a strappare voti agli indecisi fa concentrare meglio sulle urgenze dei propri cittadini o, viene da pensare, qualcuno dovrebbe rivedere la sostanza del patriottismo tanto sbandierato ma poco praticato.

