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Cappato e il vuoto legislativo: quando lo Stato arretra davanti alla fine della vita

Nel dibattito pubblico italiano, pochi temi riescono ancora a generare un cortocircuito etico e politico come quello del fine vita. E pochi nomi, in questo contesto, sono diventati simbolici quanto quello di Marco Cappato.

Marco Cappato - Associazione Luca Coscioni, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Marco Cappato - Associazione Luca Coscioni, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

La sua azione, ripetuta e consapevole, si colloca in una zona di frizione: tra legalità e giustizia, tra norma vigente e coscienza individuale. Non si limita a contestare una legge. Ne mostra il vuoto.


Il paradosso italiano: una libertà riconosciuta ma non praticabile


Con la storica sentenza n. 242 del 2019, la Corte costituzionale italiana ha stabilito che, in determinate condizioni, l’aiuto al suicidio non è punibile.


Ma ciò che appare come una conquista si rivela, nella pratica, una contraddizione. Non esiste una procedura chiara, non vi è obbligo per il Servizio Sanitario Nazionale, non ci sono tempi certi.


Il risultato è un diritto teorico, sospeso. Un diritto che esiste, ma che non si lascia esercitare.


Cappato come figura-limite


In questo spazio vuoto si inserisce l’azione di Cappato. Non come semplice attivista, ma come figura-limite: colui che attraversa consapevolmente la zona grigia per costringere il sistema a esporsi.


Ogni suo gesto non è solo disobbedienza civile, ma un dispositivo di rivelazione.


Il problema filosofico: chi decide sulla vita?


Il nodo non è solo giuridico. È radicalmente filosofico. Da un lato Kant, per cui la vita non può essere trattata come mezzo; dall’altro Jonas, che richiama la responsabilità verso la sofferenza concreta.


Il fine vita mette in crisi ogni sistema etico perché non ammette soluzioni universali.


Uno Stato che delega il conflitto


Il vero problema italiano non è tanto la presenza di una norma restrittiva, quanto l’assenza di una decisione politica.


Il Parlamento rinvia. I governi evitano. Le leggi non arrivano.


Uno Stato che non legifera sul fine vita non resta neutrale. Semplicemente, delega.


Conclusione: il coraggio che manca


Il caso Cappato non è un’eccezione. È un sintomo.


Fino a quando non ci sarà una decisione politica chiara, il fine vita in Italia resterà sospeso in una zona d’ombra.


E indovinate chi ne farà le spese?


Ho sentito bene? Il popolo italiano?

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