Inizia l’iter del DDL Antisemitismo
- Daniela Loffredo

- 11 ore fa
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Il 4 marzo, il Senato ha approvato il DDL 1004, un provvedimento che accorpa sette diverse proposte legislative firmate da esponenti di Lega, Italia Viva, Forza Italia, Noi Moderati, Fratelli d’Italia e PD, con l’obiettivo di istituzionalizzare la lotta all'antisemitismo. All’articolo 1, la Repubblica si impegna a ripudiare ogni forma di antisemitismo e a ostacolarne il pregiudizio, dichiarando, altresì, di voler fare salve le libertà costituzionali di critica politica, espressione e riunione. Il punto centrale del disegno di legge è l’adozione ufficiale della definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), che descrive l'antisemitismo come una "determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti". Sebbene la definizione stessa specifichi che le critiche a Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Stato non siano antisemite, molte voci critiche — tra cui Amnesty International — avvertono che la sua traduzione in legge rischia di diventare uno strumento di repressione e censura, specialmente nei contesti universitari e nel dibattito pubblico.
Le preoccupazioni aumentano analizzando il dossier tecnico del Senato. Il documento, infatti, introduce un elemento di forte ambiguità interpretativa affermando che «dietro a posizioni antisioniste si celino atteggiamenti riconducibili all’antisemitismo» e che il pregiudizio contemporaneo si manifesti in opinioni anti-israeliane che «vanno oltre i limiti della critica politica». Questa formulazione solleva un interrogativo cruciale: chi sarà l'arbitro stabilito per decidere quando una critica legittima supera il "limite" diventando reato?
Il cuore operativo e più controverso della legge risiede nell'Articolo 3, che interviene direttamente sulla gestione delle piazze modificando le facoltà del Questore previste dal TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza). La norma stabilisce che una manifestazione possa essere vietata preventivamente non solo per ragioni di sicurezza o sanità, ma anche per motivi di "moralità", qualora sussista il "grave rischio potenziale" che vengano esibiti simboli, slogan o messaggi antisemiti basati sulla definizione IHRA. Di fatto, l’Articolo 3 sposta l'intervento delle autorità dal piano della repressione di reati già commessi a quello della prevenzione basata sull'intenzione, conferendo un'ampia discrezionalità nel decidere quali critiche politiche "vadano oltre i limiti" e meritino il divieto di riunione.
Il giornalista Gad Lerner sostiene che una legge speciale dedicata esclusivamente alla protezione degli ebrei sia paradossalmente controproducente: invece di integrare la lotta all'antisemitismo in un quadro più ampio di contrasto a ogni forma di razzismo, rischia di isolare la comunità ebraica e alimentare nuovi pregiudizi. Lerner evidenzia inoltre una profonda incoerenza politica, sottolineando come la stessa maggioranza che promuove questo DDL non mostri la medesima solerzia nel condannare discorsi d'odio diretti verso altre minoranze, come musulmani o rom. Il rischio è che la memoria della Shoah e la lotta all'antisemitismo vengano strumentalizzate per fini politici, trasformando una giusta battaglia civile in uno strumento di blindatura ideologica a favore dell'attuale governo israeliano.




