A chi la notte? A noi la notte! (Eppur si muove... Bruxelles)
- Agnese Litti

- 14 nov
- Tempo di lettura: 3 min

Novembre è il mese in cui si moltiplicano le iniziative contro le violenze di genere, con l'appuntamento principale fissato come di consueto il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e le altre identità di genere. Una data simbolica, dedicata al ricordo delle tante persone che non hanno più una voce e alla promozione di azioni concrete contro ogni forma di violenza – fisica, psicologica, economica e istituzionale.
Eppure, troppo spesso l’attenzione pubblica e mediatica si concentra solo sull’atto estremo, il femminicidio, l’“irreparabile” che tutti condannano, ma che finisce per oscurare le radici profonde delle violenze di genere.
Un po’ come accade l’8 marzo, ridotto nell'immaginario mainstream a una “festa della donna” fatta di mimose e cene allegre, più che un momento di riflessione sulle lotte delle lavoratrici e sulle condizioni di precarietà e sfruttamento che ancora le riguardano.
Il resto dell’anno però la luce sulla tematica delle molteplici dimensioni delle violenze di genere si affievolisce. Così, il senso profondo del 25 novembre rischia di svuotarsi: la giornata si riduce a una condanna rituale da parte delle istituzioni del femminicidio, mentre la violenza quotidiana – economica, simbolica, sociale – rimane invisibile ai più.
Ma la violenza non nasce da un “raptus”, bensì da un modello culturale che insegna agli uomini a esercitare il potere e alle donne a subirlo.
È su queste forme di violenza quotidiana diffuse – economiche, sociali, psicologiche e spaziali – che si concentrano oggi le riflessioni e le azioni di nuove associazioni femministe e transfemministe. Realtà che condividono una visione: il femminicidio è solo la punta dell’iceberg di una violenza sistemica e istituzionale, radicata nel tessuto urbano e culturale delle nostre città e della nostra società.
Per questo, seguendo le orme di movimenti belgi come Reclaim the Night e Balance ton Bar, i collettivi Incendiarie e Urbanistas Brussels, insieme ad altre associazioni belghe e italiane organizzano per domani, sabato 15 novembre, una Marcia Notturna, con lo scopo di riappropriarsi degli spazi pubblici di Bruxelles e vivere collettivamente l'esperienza di camminare in libertà.
Dietro le luci dei bar e quell’aria scansonata della capitale d’Europa, si nasconde un lato oscuro: violenze sessuali, strade e parchi poco illuminati, una diffusa sensazione d’insicurezza anche nei locali, che limita la libertà delle donne e delle comunità più vulnerabili, incluse quelle LGBTQAI+[1].
Uno studio del 2021[2] ha rivelato che a Bruxelles:
il 48% delle donne non si sente sicuro negli spostamenti serali a piedi;
oltre una su quattro teme per la propria sicurezza sui mezzi pubblici di notte;
il 69% si sente esposta al rischio già solo aspettando un autobus o un tram la sera e di notte. Nello stesso anno, in città sono stati registrati più di 4.000 casi di violenza sessuale – 11 al giorno.
In una metropoli a forte vocazione terziaria come Bruxelles, dove la popolazione è a maggioranza femminile e composta per il 38% da cittadinə stranierə, il problema dell’insicurezza urbana e della mancanza di reti di sostegno è ancora più evidente.
Ma Bruxelles non è un caso isolato. Come spesso accade nella città “inamidata” dalle istituzioni europee, anche qui si raccolgono e si rilanciano esperienze nate altrove:
come il progetto “Nocturnas” del Collettivo 6 punt di Barcellona, che racconta le vite delle lavoratrici notturne per promuovere una pianificazione urbana più attenta alle donne;
o Viola walks Home, l’app italiana attiva a Roma, Parigi e anche a Bruxelles, che permette di essere videochiamatə e accompagnatə virtualmente durante gli spostamenti notturni.
La marcia attraverserà il Bois de la Cambre, il campus Solbosch dell’ULB (Université Libre de Bruxelles) e il quartiere universitario del Cimetière d’Ixelles, luoghi segnati da numerosi episodi di violenza sessuale e sessista. Vicende che solo di recente hanno trovato spazio nella stampa, ma che da tempo fanno parte della realtà vissuta da moltə.
Questa iniziativa civica nasce dal desiderio di riappropriarsi – fisicamente e simbolicamente – dello spazio pubblico della città, con il supporto di numerose associazioni[3] che per la prima volta si confrontano insieme su questo tema, unite per affermare il diritto di tuttə a vivere lo spazio pubblico in sicurezza e libertà.
Un’azione collettiva che si inserisce in una continuità storica di rivendicazioni notturne, cominciata a Bruxelles e poi estesa anche ad altre città europee e non.
Perché la notte appartiene a tuttə e tuttə hanno il diritto di attraversarla senza paura.
A chi la notte? A noi la notte!

[1] Per ricevere il comunicato potete scrivere a: incendiarie@gmail.com o urbanistasbxl@gmail.com
[2] Dati estratti dallo studio comparativo effettuato da Leila Farina, Kobe Boussauw & Anna Plyushteva nel 2021 sulla mobilità notturna femminile a Recife (Brasile) e Bruxelles (Belgio).
[3] Tra le altre: ANPI Bruxelles, Corpi e Voci di Donne, Collectif 8 maars, Cercle Feministe de l'ULB, Les Sousentendues, Dykes March Brussels…





