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Quell’unità che spaventa la sinistra

13 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Centrosinistra. No. Centro-sinistra. Forse, ma no. “Campo largo” sembra più rassicurante di “Campo progressista” che, però, suona più sinistra europeista e moderna. Ma poi i centristi tremano. Quelli non amano troppo i cambiamenti, le piccole cose faticosamente impilate l’una sull’altra che rischiano di cadere. Ad ogni modo, Campo largo non piace a Bonelli e Conte.


Giuseppe Conte (© European Union, 1998 – 2026, Attribution, via Wikimedia Commons); Elly Schlein (© European Union, 2026, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons); Angelo Bonelli (Canale ufficiale, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons).


Sgombriamo subito il campo (largo) da ogni dubbio: l’unità su temi generali come sanità, politiche energetiche, ambiente, scuola, sanità, salario minimo c’è da tempo. Ma per ora sembra più la lista dei desiderata da spedire all’omone dalla barba candida e il vestito rosso nella sua casetta al Polo Nord. Il programma arriverà a breve, dicono alla Manifestival, festa de Il Manifesto tenutasi lo scorso weekend a Roma. Conte precisa che ci vorranno ancora due settimane e poi sarà pronto. Magari invecchiato in una botte di rovere per ubriacare gli elettori.


Intanto, la coalizione s’impantana su alcuni aspetti non del tutto secondari. Il primo è il “leader”, ma ci torniamo dopo perché, almeno a giudizio del sottoscritto, non è una questione realmente dirimente. In questo mare in tempesta, dove la nave italiana imbarca acqua da ogni dove, il futuro governo tetracefalo (forse pentacefalo con +Europa) va a sbattere contro un primo scoglio senza nemmeno essere uscita dal porto: la guerra in Ucraina.


Qui la distinzione fra posizioni di centro-sinistra e centro-centrosinistra si fa meno sfumata. M5S e AVS sono contrari ad armare l’Ucraina. Il perno della soluzione deve essere la diplomazia europea non la deterrenza dei carri armati. Di parere opposto, il PD con i cespugli centristi che, accanto alla via diplomatica, propugnano per l’appoggio militare, una sorta di trincea europea per fermare l’avanzata russa. La questione è così spinosa da pungere anche le destre, con accuse di “russofilia” verso Lega e Futuro Nazionale. D’altronde, chi lavora alla disgregazione dell’Europa fa chiaramente il gioco delle potenze extraeuropee, siano esse Russia, Stati Uniti o Cina.


Torniamo alla questione del primo ministro designato. Nella base progressista, i malumori che serpeggiavano all’inizio sulle primarie si sono tramutati in vera e propria ostilità. Considerazione strettamente personale: perché bisogna indicare prima delle elezioni il capo del Governo, di fatto avallando il disegno sbilenco del premierato voluto dalle destre? Ricordiamo che l’art. 92 della Costituzione prevede che “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.”. Se l’ipotesi del “chi prende più voti esprime il PdC” non piace, la soluzione potrebbe essere il ricorso ad una figura che non sia il segretario di uno dei partiti di coalizione. In fondo, lo stesso Giuseppe Conte è salito così alla ribalta.


Le destre sono da tempo in campagna elettorale cavalcando il solito becerume: xenofobia, sicurezza, le colpe degli altri che rendono difficile il governo. Dopo la partenza in salita di quest’estate, si supereranno le paure e si concretizzerà l’alternativa sbandierata da questo nuovo Fronte Popolare* oppure ognuno teme di cedere la propria identità?


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