Non ci hanno piegato
- Lucy M. Pole

- 8 ore fa
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La Missione
La Global Sumud Flotilla è una coalizione di attivisti provenienti da 70 Paesi con l'obiettivo di spezzare un blocco illegale e portare aiuti umanitari a una popolazione stremata, quella di Gaza, ma anche per portare sulla Striscia personale specializzato che potesse rimanere ad aiutare la ricostruzione. Inoltre questa azione coraggiosa e non-violenta è servita ad attirare l'attenzione internazionale e a rilevare la complicità dei governi, compreso quello italiano, nei confronti di Israele, mettendo in luce la crudeltà inutile del blocco israeliano di Gaza, che dal 2023 è sotto il durissimo attacco da parte dell'esercito e dei coloni israeliani.

Antonella Bundu e la Toscana
La capogruppo di Toscana Rossa al consiglio comunale di Firenze, l'ex candidata governatrice della Regione Toscana, Antonella Bundu, aveva aderito al viaggio della flottiglia insieme ad altri toscani: Dario Salvetti, esponente del Collettivo di fabbrica della ex GKN di Campi Bisenzio; Alfonso Coletta, 77 anni, noto anestesista senese in pensione; e da Livorno, Claudio e Federico Paganelli, padre e figlio.
La partenza
Dopo il primo attacco avvenuto al largo di Creta ad aprile con abbordaggio a 23 barche e sequestro di 175 persone, la Global Sumud Flotilla, con circa 500 attivisti a bordo di 54 imbarcazioni è partita dal porto turco di Marmaris il 14 maggio scorso.
Nelle parole della Bundu: "In teoria, il diritto del mare e il diritto internazionale ci proteggono, e nessuno dovrebbe poterci impedire di avanzare. Ma in pratica, sappiamo che Israele continua a trattare come terroristi chiunque sostenga la Palestina, forte dell'impunità totale garantita dai governi complici.”
E dei suoi compagni di avventura: “In pochi metri di barca racchiudiamo quattro continenti e sei Paesi. Accanto a me c’è un ragazzo malese che sorride anche quando racconta cose per lui serie; ci sono due olandesi solari, sempre pronti ad aiutare e veloci ad imparare; un tuttofare dell’Oman che, quando è sveglio, lo trovi sempre tra i fili ad aggeggiare, sistemare e migliorare le cose; un palestinese con passaporto americano che porta sulle spalle il peso di due mondi; un irlandese che si illumina più il vento è forte. Oltre a me ci sono altri due italiani: uno sommerso tra qui e il coordinamento dell'equipaggio di terra, e l’altro a cui basta non parlare la mattina, poi si rivela la persona più dolce del mondo.”
L’abbordaggio
Il 19 maggio, dopo aver avvistato le navi della marina israeliana che si avvicinavano, gli attivisti hanno cercato di fuggire al primo attacco in Mediterraneo per 10 ore, ma poi, in acque internazionali, le forze armate israeliane hanno intercettato la flottiglia: hanno sequestrato circa 500 degli attivisti e danneggiato l’equipaggiamento o affondato la maggior parte delle barche.
Tutto questo mentre i membri della flotilla, disarmati, non opponevano nessuna resistenza: avevano avuto un lungo addestramento a non reagire o fare alcunché che potesse essere inteso come provocazione. Erano 29 gli attivisti italiani fermati dalla marina militare israeliana mentre navigavano verso Gaza in missione pacifica.
Il trattamento riservato ai membri della Flotilla
I militari israeliani usavano la violenza come loro unico modo di comunicare: calci e pugni senza scrupoli. Gli attivisti e le attiviste sono stati ammassati al porto di Ashdod, poi, con le mani legate dietro la schiena, sono stati costretti a stare in ginocchio, bendati con la testa a terra, per ore, sotto il sole cuocente.
Come racconta Bundu: “A un certo punto, sono stata trasferita con catene ai polsi e ai piedi in una specie di container di metallo, 1 m per 1,50 m, insieme a un altro, ci tenevano fucili puntati addosso e sparavano a vuoto. Poi, per rendere il terrorismo psicologico al 100%, sentivamo cani che ringhiavano e grattavano la parete dall'altra parte.”
Poi sulla loro odissea riflette: “Hanno calpestato i diritti di persone provenienti da 70 Paesi diversi, ma è chiaro che ciò che abbiamo subito noi non è nulla rispetto a quello che vivono ogni giorno i prigionieri palestinesi, e noi abbiamo vissuto tutto questo nel privilegio di sapere che prima o poi sarebbe finito”.
I risultati
I gazawi continuano a soffrire, Israele continua ad agire impunito; ma è la prima volta, da anni, che tante critiche si levano anche da parte di chi, ad oggi, era rimasto in silenzio.
La Global Sumud Flotilla ha ottenuto molto, perché oltre al lato umanitario dell’impresa, la Flotilla rappresenta, secondo i suoi organizzatori, la protesta simbolica contro la politica di apartheid e genocidio di Israele e contro il sostegno di tale politica da parte dei Paesi europei, gli Stati Uniti e oltre. E soprattutto ha attirato l’attenzione sulla pirateria: l’aperto abbordaggio in acque internazionali delle barche in missione pacifica; sulla violenza usata contro persone indifese, il mondo ha dovuto rivalutare lo status e i rapporti con il Paese, cosiddetto: “unica democrazia in Medio oriente”.
La proposta di imporre sanzioni commerciali è tornata al Consiglio dell'Unione Europea e al Parlamento Europeo; l'attacco alla flottiglia ha portato a una discussione accesa sulla situazione a Gaza ora anche nei media mainstream; la posizione di sostegno a Israele è diventata sempre più improponibile.
È ormai evidente e indiscutibile che non si può etichettare come antisemitismo la critica al governo israeliano e alla sua politica di apartheid e occupazione del territorio altrui. Questa è una politica che viola le leggi internazionali, il diritto del mare, la legge morale: è un oltraggio all'umanità intera.



