Global Sumud Flotilla: definisci “emergenza”
- Viviana Laperchia

- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
Sono passati cinque giorni dalla notte in cui quasi la metà delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, in missione verso la liberazione di Gaza dall’assedio illegale, sono state attaccate da navi israeliane in acque internazionali nelle vicinanze di Creta.
Cinque giorni di non dichiarata emergenza da parte della comunità internazionale.

Dopo una dura detenzione a bordo di quasi due giorni, il brasiliano Thiago Ávila e il palestinese Saif Abu Keshek sono ancora in Israele, nella prigione di Shikma ad Ashkelon, dove, accusati di terrorismo e sottoposti a gravi forme di tortura secondo il resoconto dei loro legali di Adalah, hanno iniziato uno sciopero della fame.
I dati ufficiali dell’ONU e dell’Institute for Palestinian Studies mostrano chiaramente che le restrizioni risalgono già ai periodi di chiusura del 1991, quando durante la Guerra del Golfo Israele revocò il permesso generale di libertà di movimento dei palestinesi e a cui è seguita la costruzione del muro nel 1994, nonché il controllo totale dei confini aerei, terreni e marittimi tra il 2005 e il 2007 fino ad oggi.
Questo è alla radice delle 35 missioni portate avanti dalla Global Sumud Flotilla dal 2008: un’emergenza non dichiarata da oltre trent’anni.
Eppure, il linguaggio dell’impunità di Israele amplificato dai media asserviti alla loro politica, ha dimostrato che i ruoli possono essere facilmente ribaltati con un colpo di penna. Gli oppressori diventano gli oppressi. Gli attivisti diventano terroristi. Le acque internazionali diventano israeliane. Il genocidio diventa autodifesa.
Una disumanizzazione dell’aiuto umanitario che offre agli osservatori lontani una giustificazione morale per poterlo condannare.
La disobbedienza civile di Thiago e Saif passa per un continuo attacco alla sicurezza internazionale: da un lato “inutile e pericolosa”, come lo ha definito il governo Meloni, e dall’altro pirateria, come successe per Carola Rackete, comandante della Sea Watch-3 che nel 2019 forzò il blocco navale italiano di Salvini per soccorrere dei migranti al largo di Lampedusa.
Nelle prossime ore, Saif, in quanto palestinese accusato di terrorismo, rischia la pena di morte. Thiago ha scritto una lettera di quasi addio a sua figlia Teresa, nel caso non dovesse tornare. L’ultimo comunicato stampa della Global Sumud Flotilla dichiara che “i partecipanti (…) hanno agito perché il mondo non è riuscito a fermare la distruzione delle vite palestinesi.”
Allora non resta che chiedersi, cosa è un’emergenza? Finché Gaza resta un semplice “conflitto” da gestire, la fermezza (in arabo ṣumūd) delle iniziative umanitarie restano, forse, l’unica soluzione, insieme alle vostre firme.



