top of page

Mondiali 2026: tra violenze, campagne di sensibilizzazione e rapporti ambigui tra palazzi

Storicamente, i Mondiali hanno sempre riflettuto la situazione geopolitica del momento, e questo Mondiale non fa eccezione. Dietro il più grande evento del calcio, infatti, si intrecciano gravi vicende giudiziarie che coinvolgono i calciatori, campagne di sensibilizzazione sociale e ambigui legami politici ai vertici della FIFA. Procediamo con ordine: sebbene per tutti valga il principio di presunzione di innocenza fino a un giudizio definitivo, la scelta delle rispettive nazionali e della FIFA di permettere a cinque giocatori accusati di violenza sessuale di giocare ha riacceso un forte dibattito etico sulla gestione dei reati di genere nel mondo del calcio. Parliamo di Thomas Partey, ghanese, con diverse accuse di violenza sessuale; Achraf Hakimi, marocchino, per accuse risalenti al 2023; Ryan Mendes, sotto indagine per aver aggredito sessualmente una traduttrice della FIFA lo scorso marzo; Kaishu Sano, giapponese arrestato nel 2024 per violenza sessuale; Junya Ito, giapponese, accusato di aver stuprato due donne.

 

Questi casi, a mio parere, sollevano un velo su un problema più profondo e strutturale che attraversa la cultura sportiva: la mascolinità tossica. In un ambiente calcistico che spesso esalta il potere economico e una dimostrazione di forza iper-virile, si crea una bolla di totale impunità per l'atleta-idolo, e lo confermano le istituzioni sportive, chiudendo un occhio in nome del risultato sul campo e quindi legittimando un modello distorto di successo. I calciatori diventano eroi intoccabili e i reati di genere sono la naturale conseguenza di questa mentalità malata. Questa stessa cultura patriarcale e aggressiva trova purtroppo una spaventosa cassa di risonanza anche al di fuori degli stadi, entrando direttamente nelle case dei tifosi. Nel Regno Unito l'attenzione è rivolta a un fenomeno drammatico: l'aumento della violenza domestica in concomitanza con le partite della nazionale.

 

Le statistiche mostrano che i casi di abuso registrano un picco significativo quando l'Inghilterra scende in campo (fino al 26% in più in caso di vittoria o pareggio, e oltre il 38% in caso di sconfitta). Per questo motivo, l'organizzazione benefica Women's Aid ha tappezzato le città, le stazioni e le aree vicine ai pub con una potente campagna pubblicitaria shock intitolata "The Other Kick Off" (L'altro calcio d'inizio). I cartelloni stradali imitano la grafica tipica degli annunci sportivi, mostrando la classica domanda su sfondo rosso: "A che ora è il calcio d'inizio?". Tuttavia, anziché l'orario della partita, i tabelloni mostrano un orario notturno preciso (come le 23:37). Quel numero rappresenta il momento esatto in cui, calcolando i novanta minuti, i tempi supplementari e il tempo trascorso a bere dopo la partita, un uomo violento tende a rientrare a casa. La campagna mira a sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto che il fischio finale della partita segna purtroppo l'inizio di un incubo domestico per molte donne e bambini, ricordando a tutti di prestare attenzione ai segnali di pericolo e promuovendo i numeri di supporto gratuiti per le vittime.

 

Questa stessa tendenza delle istituzioni a "chiudere un occhio" pur di tutelare lo spettacolo e gli interessi economici si riflette perfettamente anche nel controverso legame tra il presidente della FIFA Gianni Infantino e il presidente statunitense Donald Trump. Quest’ultimo ha addirittura ricevuto il Premio FIFA per la Pace, e i due saranno insieme sul podio della finale. I vertici del calcio globale scelgono dunque di sacrificare la neutralità per blindare i profitti e la convenienza geopolitica del torneo. La vicinanza strategica tra Infantino e la Casa Bianca dimostra, ancora una volta, come dietro la facciata dello sport si nasconda un sistema che continua a legittimare un modello basato unicamente sul potere economico e, soprattutto, sull'impunità.

Questa stessa tendenza delle istituzioni a "chiudere un occhio" pur di tutelare lo spettacolo e gli interessi economici si riflette perfettamente anche nel controverso legame tra il presidente della FIFA Gianni Infantino e il presidente statunitense Donald Trump - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:P20250713DT-1331_President_Donald_Trump_and_First_Lady_Melania_Trump_attend_the_FIFA_Club_World_Cup_Final_soccer_match.jpg
FIFA Club World Cup

© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Instagram
  • Facebook
bottom of page