La tecnica non pensa? Heidegger e l’automatizzazione del giudizio morale
- Barbaro Antonio Pontoriero

- 1 giorno fa
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«La scienza non pensa». La formula di Heidegger non è un atto di disprezzo verso il sapere scientifico, ma una distinzione radicale tra il calcolo e il pensiero. La scienza calcola; il pensiero interroga il senso.

Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, questa distinzione acquista una risonanza nuova. I sistemi automatici producono valutazioni, classificano, orientano decisioni. Il problema non è la loro efficienza, ma la trasformazione del giudizio in procedura.
In Aristotele, il giudizio morale è atto della phronesis: deliberazione situata, non applicazione meccanica di una regola. In Kant, la moralità è autonomia, capacità del soggetto di darsi la legge.
Quando il giudizio viene delegato a sistemi automatici, non assistiamo solo a un miglioramento tecnico, ma a una trasformazione del modo in cui il mondo si manifesta. Il bene e il male tendono a essere tradotti in parametri.
Heidegger parla del pericolo insito nella tecnica moderna: il rischio che l’uomo perda la capacità di esperire altri modi di disvelamento. Se tutto appare come fondo disponibile, anche la moralità diventa risorsa da gestire.
La tecnica non pensa nel senso heideggeriano, perché non interroga il senso dell’essere. La questione decisiva è se noi continuiamo a pensare quando deleghiamo.
Nell’epoca dell’automatizzazione, la domanda non è quanto le macchine possano decidere, ma quanto siamo disposti a ridurre il nostro giudizio a calcolo. E questa non è una questione tecnica. È una questione filosofica.


