La decapitazione della deterrenza: Israele e Stati Uniti dopo la morte di Khamenei
- Maddalena Pareti

- 3 giorni fa
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Israele e Stati Uniti hanno approfittato della debolezza del nemico – l’Iran e le milizie affiliate – per sancire la leadership israeliana in Medio Oriente. La decapitazione della guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, segue l’uccisione dell’ex leader di Hamas, Ismail Haniyeh, e di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah.

Le milizie non sono scomparse, ma risultano fortemente indebolite; si tenta ora di prefigurare la stessa sorte per l’Iran, considerato nemico e pericoloso anche per il sostegno fornito alla Russia nel conflitto in Ucraina (attraverso droni e missili) e per l’esportazione di greggio verso la Cina.
Israele mira a recuperare la deterrenza in parte compromessa dall’attentato del 7 ottobre ed è consapevole che questo possa essere il momento più favorevole per servirsi dell’appoggio statunitense, prima che gli Stati Uniti concentrino maggiormente le proprie risorse nel Pacifico in funzione anti-cinese.
Nel frattempo, la Francia ha riposizionato d’urgenza la portaerei Charles de Gaulle nel Mediterraneo orientale al fine di compiere “azioni difensive”, qualora le minacce contro cittadini e alleati dovessero proseguire da parte di Teheran.
Anche il Regno Unito ha confermato che le proprie forze sono attive nella regione e che velivoli britannici sono in volo per partecipare a “operazioni difensive regionali coordinate”, volte a proteggere alleati e interessi strategici. Entrambi i Paesi europei avevano già partecipato alla difesa di Israele durante la cosiddetta guerra dei dodici giorni contro l’Iran.
Francia, Regno Unito e Germania hanno inoltre preso parte – insieme agli Stati Uniti, alla Repubblica Islamica dell’Iran, alla Cina e alla Russia – al Piano d’azione congiunto globale (JCPOA), l’accordo volto a limitare il programma nucleare iraniano e a impedire lo sviluppo di un’arma atomica, considerata una minaccia per la sicurezza internazionale.
Uno dei motivi che avrebbero spinto Stati Uniti e Israele ad attaccare l’Iran è il timore dichiarato – sebbene mai definitivamente confermato – che Teheran potesse sviluppare un’arma nucleare e minacciare non solo Israele ma anche i Paesi europei, soprattutto nel caso di un mancato ridimensionamento delle proprie capacità missilistiche.
La Germania ha inoltre avvertito che non possono essere escluse eventuali cellule dormienti all’interno del continente europeo, potenzialmente volte a destabilizzare Paesi alleati di Israele e degli Stati Uniti. La NATO, infatti, avrebbe “riadattato il posizionamento delle forze” a fronte di “potenziali minacce provenienti dall’Iran o dall’area regionale”, con l’obiettivo di tutelare i cittadini dei Paesi membri e prevenire possibili ritorsioni contro obiettivi sensibili legati agli Stati coinvolti nel conflitto.



