L’ossessione securitaria e il naufragio del diritto: il nuovo DDL immigrazione
- Marco Antonio D'Aiutolo

- 7 ore fa
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Il nuovo disegno di legge sull’immigrazione rappresenta la traduzione più brutale e coerente dell’orribile programma con cui la destra ha conquistato il governo nel 2022.

Al di là dell’ideologia, è però necessario interrogarsi sulle tempistiche: perché proprio adesso lo tira fuori dal cilindro? Francesco Cancellato, su Fanpage ci offre una risposta squisitamente politica. Poiché l’ex generale, con il suo neonato partito, insidia Fratelli d’Italia e Lega con percentuali sopra il 3%, l’esecutivo di destra corre ai ripari e decide di applicare la sua "regola d’oro": individuare nei migranti il bersaglio perfetto per ricompattare la base elettorale e distogliere l’attenzione dai fallimenti economici e sociali.
Pur concordando con il direttore di Fanpage, le mie considerazioni sono meno nobili: un simile provvedimento, definito un «capolavoro di cattiveria e propaganda», è l’atto banale quanto infantile, con cui una parte della destra vuole mostrare all’altra di avere il «Trump più lungo». Per poter dire cioè, sulla scia dell'amico americano, di essere i più duri, intransigenti e soprattutto i più vandali nei riguardi del diritto. Infatti, in questa prova di forza muscolare che finisce per abbattersi sui soggetti deboli, «i rifiuti e i rifiutati» – come li chiamava il mio compianto professore di filosofia teoretica Guido Zingari –, la posta in gioco è lo smantellamento dello Stato di diritto tramite la costruzione deliberata di pericolose "zone d’ombra": quali il divieto nei CPR dell’uso dei cellulari, rendendo le detenzioni impossibili da documentare; o il limitare le visite degli assistenti parlamentari, con l'esclusione di medici e legali indipendenti, gli unici in grado di accertare violazioni della dignità umana. Una ferocia normativa che non si ferma neanche dinanzi ai minori, che dovranno lasciare i centri appena compiuti i 19 anni, mentre vengono blindanti con requisiti quasi impossibili i ricongiungimenti familiari. Segno che per questa destra la famiglia resta un valore sacro solo se italiana.
La medesima logica di invisibilizzazione vige in mare. Attraverso l’articolo 12 viene riesumato lo spettro del «blocco navale», grazie al quale il governo si concede una discrezionalità quasi infinita nel proibire l’accesso alle acque territoriali per presunta «pressione migratoria eccezionale», scelta che è in palese contrasto con la Convenzione SAR che impone l’obbligo di soccorso. L’obiettivo è erigere barriere insormontabili per le ONG, accettando cinicamente l’aumento del rischio di naufragi pur di esibire i cali degli sbarchi. Come accaduto a gennaio durante il ciclone Harry: mentre decine di barche partite da Sfax venivano inghiottite dal Mediterraneo, il Viminale celebrava con orgoglio i grafici che segnavano «sbarchi zero».
È una deriva securitaria che trova però una sponda inaspettata nel clamoroso cambio di rotta di Bruxelles. L’Unione Europea sembra aver rinunciato al proprio ruolo di baluardo della civiltà giuridica per trasformarsi in complice dei sovranisti. Il Migration and Asylum Pact ne è il cuore pulsante: un pacchetto normativo che istituzionalizza la strategia della «fortezza blindata», allungando la lista dei «Paesi sicuri» — incluse realtà come Egitto e Bangladesh — e facilitando l’esternalizzazione delle frontiere attraverso modelli come quello albanese.
Un simile scenario non può non alimentare il sospetto secondo il quale il ddl migranti serva all’esecutivo anche come arma contro la magistratura non allineata ai suoi desiderata. In base alla strausata e collaudata retorica dei «nemici interni» che ostacolerebbero la difesa dei confini, la maggioranza guidata da Meloni intende costruire, a tavolino, uno scontro utile a criminalizzare le toghe in vista del prossimo referendum sulla giustizia. Lo hanno detto chiaramente: vogliono un governo senza limiti di potere.
Va da sé, allora, che questo provvedimento è in fondo il tassello di una più ampia e inquietante strategia: quella di delegittimare sistematicamente di ogni forma di dissenso per costruire "nemici dello Stato", sulla base di quell’assurda e distorta equazione – Governo = Stato – per cui chi critica l’uno diventa automaticamente un nemico dell’altro. Questa logica repressiva, che maschera il controllo sociale come sicurezza, accomuna le campagne contro i centri sociali, i cortei e le accuse a Francesca Albanese: tutto fa brodo pur di giustificare restrizioni sempre più dure e soffocare la critica.
Dunque sono altrettanto chiare le ragioni per cui questo governo di destra destra scelga di tacere sui reali pericoli, che non arriva dalle «barchette», ma che sono stati indicatati con lucidità dalla storica sentenza di Bari: la condanna di dodici esponenti di CasaPound per aggressione e riorganizzazione del partito fascista. È nella violazione della legge Scelba e nella violenza neofascista che risiede la vera deriva illiberale del Paese.
Purtroppo, però, se è vero che l'esecutivo preferisce inseguire fantasmi e punire il dissenso, ignorando deliberatamente dove si annidi il vero attacco alle nostre istituzioni democratiche e alle nostre libertà, dobbiamo chiederci in tutto questo: l’opposizione dove sta?





