La gestione del dissenso
- Daniela Loffredo

- 2 giorni fa
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Ieri pomeriggio si è tenuto il consiglio dei ministri sul nuovo pacchetto sicurezza varato dal governo, in seguito alle vicende avvenute a Torino. L’intento è stato quello di limitare fortemente il dissenso, attraverso la previsione di nuovi reati e misure “predittive” che hanno il solo obiettivo di zittire le piazze.
La novità principale del nuovo pacchetto è la previsione di una perquisizione per i manifestanti, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, oltre all’arresto in flagranza differita per chi devasta e il fermo preventivo per 12 ore che impedisce a soggetti considerati pericolosi, pregiudicati per atti violenti in manifestazioni pubbliche, o trovati in possesso di armi o oggetti da usare come tali, di partecipare nuovamente a cortei. Il rischio di queste riforme è l’applicazione di una giustizia basata sul sospetto, facendo dipendere il fermo dalla personalità del soggetto. Si procede distorcendo la narrazione dei fatti e manipolando l’informazione, per cui passano in secondo piano le persone ferite perché aggredite violentemente dalla polizia, i cui video girano sui social.
L’aspetto che mi mortifica maggiormente riguarda proprio come queste dinamiche abbiano totalmente tradito l'anima della partecipazione. Credo nella democrazia e nelle sue varie forme di esternazione, nella libertà di manifestazione di pensiero e la libertà di stampa, ed è doloroso rendersi conto che il dibattito si sia spostato esclusivamente sulla gestione della forza e sulle nuove sanzioni, finendo per distrarre dall'intento autentico della piazza. Le ragioni di chi scende in strada, le istanze di chi manifesta vengono sacrificati per lo scontro politico.
In questo contesto, si inserisce la critica pragmatica di chi ritiene che la sicurezza non si garantisca con norme manifesto o misure restrittive della libertà di espressione, bensì attraverso un potenziamento strutturale delle forze dell'ordine e una reale presenza dello Stato nelle aree più critiche del Paese. Il leader di Azione Carlo Calenda, al “Messaggero” dichiara che il problema da affrontare è il “presidio e controllo del territorio” e sottolinea: “Non credo che la sicurezza sia un tema di destra, il problema è la certezza della pena: ma in galera non ci va nessuno, i controlli non li fa nessuno. Non si risolve aggiungendo il reato di maranzaggine, o spettacolarizzando certe misure.” Se da un lato il pacchetto sicurezza punta sulla prevenzione punitiva e sull'inasprimento delle sanzioni contro il dissenso organizzato, dall'altro la proposta di Azione suggerisce un approccio basato sul rafforzamento operativo e sulla certezza della pena già esistente. La sfida resta quella di bilanciare la necessità di protezione dei cittadini con la tutela delle libertà fondamentali, evitando che la ricerca della sicurezza si trasformi in uno strumento di compressione del dibattito democratico.






