top of page

L’ex Ilva tiene Taranto in ostaggio: una comunità doppiamente vittima di un gigante morente

6 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

L’ex Ilva torna a tenere in ostaggio Taranto. Con l’approssimarsi della data del 20 ottobre — che prevede lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento a seguito del provvedimento giudiziario dettato dal grave e persistente pericolo per la salute pubblica — lo scontro orchestrato dalle sigle sindacali esonda nelle strade, paralizzando un’intera comunità. Da giorni i blocchi stradali impediscono non soltanto la normale circolazione automobilistica, ma sbarrano l'accesso alla raffineria ENI alle porte della città.


Un attivista scrive "TARANTO LIBERA" in rosso su uno striscione per la manifestazione ambientale.

Non è la prima volta che una frangia di operai, anziché protestare insieme alla città, ne causa il blocco totale, punendo due volte i tarantini: prima con i fumi e le polveri inquinanti, poi con i disservizi di un impianto in coma farmacologico, la cui vera «produzione» ancora attiva somiglia sempre più a uno stipendificio clientelare e sindacalizzato di chi si ostina a voler fermare il tempo. Il diritto alla protesta e la preoccupazione per il proprio futuro lavorativo sono indiscutibili, tuttavia questa parte della forza lavoro del siderurgico rischia di continuare a rinfocolare il ricatto tra salute e occupazione, sfidando persino le evidenze scientifiche e giuridiche. Mentre avrebbe potuto unirsi a quei cittadini e a quei lavoratori che hanno organizzato la grande manifestazione del 17 ottobre per chiedere bonifiche, giustizia ecologica e la chiusura definitiva delle fonti inquinanti. Contrapporvisi frontalmente, invece, non fa che frammentare e indebolire il fronte civile di fronte all'indifferenza delle istituzioni.


Questa volta, però, il danno economico travalica i confini urbani e assume contorni sistemici. I distributori nelle province salentine, lucane e calabresi sono rimasti a secco di carburante, mentre gli aeroporti pugliesi segnalano serie criticità negli approvvigionamenti per i voli. Sul campo, le forze dell’ordine, con un numero esiguo di pattuglie, faticano a contenere una situazione drammatica che rischia di degenerare in uno scontro sociale diffuso. Nel frattempo, il trasporto pubblico locale è stato costretto a tagliare drasticamente le corse, la raccolta dei rifiuti subisce blocchi e i cittadini restano prigionieri dell'ennesima emergenza.


Di fronte a questa paralisi, Roma tace e Bari si contraddice. Se dal governo centrale ci si può ormai attendere una posizione di sostanziale noncuranza verso la tutela della salute e dell'ambiente tarantino, colpisce l'atteggiamento delle istituzioni regionali — da Decaro fino alle sconcertanti posizioni esterne come le dichiarazioni di Salis a Genova — che sembrano ormai ripiegare su un'incondizionata continuità produttiva senza «se» e senza «ma». In mezzo a questo cortocircuito resta una comunità per l'ennesima volta scippata del proprio futuro, incatenata a un modello industriale oramai insostenibile ed eretto a unica, falsa alternativa possibile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Instagram
  • Facebook
Logo-nosfondo.png

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Il magazine di filosofia.

Scopri pensieri, articoli e novità

  • Instagram
  • Facebook

© 2025 - La Bottega delle Filosofie è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Salerno - Reg. Num 2593/2024 - Direttore Responsabile Dario Luca Mattia - Direttore Editoriale Marco Antonio D'Aiutolo.

Produzione Riservata Copyright © La Bottega delle Filosofie
​

bottom of page