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Dati Istat 2026: pressione fiscale record al 43,5% e crollo del potere d'acquisto delle famiglie

15 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

I dati Istat smontano i bonus: la pressione fiscale è al record storico e il potere d’acquisto crolla.


Due individui che esaminano ricevute in una scena ravvicinata, concentrandosi sui dettagli di pagamento.

Il racconto e la realtà


C’è una distanza siderale tra gli slogan della destra di Giorgia Meloni e la vita reale dei cittadini. Per mesi il governo ha rivendicato la narrazione del "fisco amico" e delle tasse tagliate, sbandierando la riforma dell’Irpef a tre aliquote e il taglio del cuneo contributivo.

Ma a smontare la retorica della premier non sono le opposizioni, bensì i freddi dati ufficiali dell’Istat. L'istituto di statistica fotografa un’Italia dove la pressione fiscale ha raggiunto il record storico del 43,5%, mentre l'inflazione torna a correre al 4,2%. Il carovita, insomma, non solo non è stato fermato, ma viene alimentato da uno Stato che non è mai stato così esoso negli ultimi quindici anni.


I numeri del paradosso


Come si spiega questo cortocircuito? La risposta sta nei meccanismi che il governo ha deciso di ignorare. Il primo si chiama drenaggio fiscale (o fiscal drag). Quando i prezzi aumentano a causa dell’inflazione, anche i salari nominali subiscono piccoli adeguamenti. Ma se le soglie degli scaglioni fiscali non vengono adeguate all'inflazione reale, il cittadino si ritrova a pagare più tasse pur avendo un potere d'acquisto ridotto.


È esattamente ciò che sta accadendo: l'Istat certifica che nel secondo trimestre del 2026 il potere d'acquisto delle famiglie è crollato dello 0,9%. Le tasse apparentemente "tagliate" sulla carta vengono così riprese con gli interessi attraverso le imposte indirette e lo slittamento silenzioso verso l'alto del carico fiscale.


Le bollette e il carrello della spesa


A completare il quadro c'è la gestione dei costi energetici e dei beni di prima necessità. Mentre i salari reali arretrano, le spese obbligate volano. Le bollette e i prodotti energetici registrano rincari che superano il 22%, con punte del 25,9% per i servizi tutelati dell'energia.


Anche fare la spesa è diventato un lusso: l'aumento del 5,5% sugli alimentari freschi aggredisce direttamente i bilanci delle fasce più deboli della popolazione. Le misure del governo Meloni si sono rivelate piccoli argini di sabbia davanti a una marea montante.


La cambiale populista


La narrazione della destra si scontra così con una doppia verità: gli italiani non hanno mai pagato così tante tasse in rapporto al PIL e non sono mai stati così in difficoltà nel fare la spesa. La fine della stagione dei bonus edilizi, non compensata da riforme strutturali sulla crescita e sui salari, ha lasciato scoperto il fianco delle famiglie.


Quello che la premier definisce "un fisco che non disturba chi vuole fare" si sta traducendo in un fisco che stringe la cinghia a chi non ha più margine. I dati dell'Istat non mentono: la politica dei bonus temporanei e della propaganda ha presentato il conto. E a pagarlo sono i lavoratori.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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