L’Architettura del Silenzio: Board of Peace e il prezzo per l’Occidente
- Davide Inneguale

- 16 ore fa
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Nel 1961, Frantz Fanon scriveva che “il benessere e il progresso dell’Europa sono stati edificati col sudore e i cadaveri dei negri, degli arabi, degli indiani e dei gialli”. Nel 2026, questa affermazione non è più un’accusa storica, ma la chiave di lettura di un sistema geopolitico che, sentendosi minacciato, ha smesso di nascondere la propria natura predatoria dietro la retorica dei diritti umani, rivelando il suo volto puramente transazionale: il Board of Peace.

Credo sia fondamentale interrogarci su qual è il prezzo della stabilità occidentale, e su cosa basa da decenni le sue fondamenta. Per dare una risposta ho analizzato la funzione di questo nuovo organismo alla luce della "scienza coloniale" di Fanon.
L’istituzione del Board of Peace per la gestione di Gaza, e potenzialmente di altre aree calde, segna il passaggio definitivo dalla diplomazia internazionale al management coloniale. Fanon spiegava che il mondo coloniale è un mondo a scomparti: da una parte la città del colono, stabile e illuminata; dall’altra quella del colonizzato, ammassata e affamata.
Il Board of Peace di Trump formalizza questa divisione. Non cerca una pace basata sulla giustizia o sull'autodeterminazione, ma una "stabilizzazione" che permetta l'investimento. Il fatto che un seggio permanente nel Board sia acquistabile per un miliardo di dollari e che la partecipazione sia legata alla capacità finanziaria di "ricostruire", trasforma la pace in una commodity. Dunque la fonte della nostra stabilità è la privatizzazione della sovranità altrui: Gaza non viene vista come una nazione, ma come un asset in liquidazione gestito da un consiglio di amministrazione esterno.
A suggerire il primo prezzo da pagare per questa presunta stabilità è la posizione dell'Italia, espressa dal Ministro Tajani il 17 febbraio scorso. Quello italiano è un esempio perfetto di ciò che Fanon definiva la "borghesia nazionale" dei paesi satelliti. Partecipare come "osservatore" per aggirare l'incompatibilità costituzionale (l'Articolo 11) è il tentativo disperato di sedersi al tavolo del profitto senza assumersi la responsabilità della violenza strutturale che lo sostiene. Qui emerge il primo vero “costo” della stabilità occidentale: la degradazione morale delle proprie istituzioni. Per mantenere il flusso energetico, i contratti di ricostruzione e la sicurezza dei confini, l'Occidente sacrifica la coerenza dei propri valori democratici. La stabilità europea oggi si regge sull'ipocrisia di chi "osserva" un meccanismo di controllo imperiale pur sapendo che è l'unico modo per proteggere il proprio benessere parassitario.
Negli ultimi anni in Europa è cresciuto il timore di un conflitto che potesse riguardarci ancor più da vicino, questo timore verso il conflitto deriva dal fatto che il meccanismo di "allontanamento della guerra" descritto da Fanon sta fallendo. Per decenni, l'Occidente ha esportato il caos politico (destabilizzando governi, frammentando territori in Africa e Medio Oriente) per garantire che le zone di estrazione (petrolio, gas, minerali rari) rimanessero accessibili e a basso costo. Il Board of Peace è l'ultimo tentativo di recintare questo caos. Ma il prezzo è altissimo: è la creazione di "zone grigie" permanenti. Si stabilizzano le infrastrutture che servono all'Occidente (porti, siti estrattivi), ma si condannano le popolazioni locali a vivere sotto regimi di "sorveglianza speciale" o forze di stabilizzazione internazionali. La nostra pace sociale è alimentata dal silenzio forzato di chi vive in questi “laboratori di controllo”.
Fanon negli anni 60’ avvertiva che la violenza coloniale è un boomerang. Le conseguenze principali delle politiche coloniali sono le crisi migratorie, che non sono "invasioni", ma il movimento fisico di chi cerca di riprendersi la ricchezza che gli è stata sottratta. E la guerra ai confini: la stabilità europea è stata possibile finché la guerra poteva essere "confinata" lontano. Ora che le risorse scarseggiano e i poli di potere si scontrano, la guerra sta "tornando a casa". La paura della guerra che pervade l'Europa oggi è il segnale che il "cordone sanitario" tra la nostra stabilità e il caos che abbiamo esportato si è assottigliato. Il prezzo della stabilità è stato la distruzione sistematica della possibilità di un "Uomo Nuovo" e di nazioni indipendenti nel Terzo Mondo. Ora che queste nazioni evolvono in forme autarchiche o cercano nuovi padroni (Cina, Russia), l'Occidente entra in crisi perché non può più nutrirsi gratuitamente della ricchezza altrui.
Calando le parole di Fanon nel contesto geopolitico attuale appare evidente come la stabilità occidentale ha come prezzo l'instabilità cronica del resto del mondo. Non esiste "pace" nel sistema del Board of Peace; esiste solo una tregua armata che garantisce il business. La stabilità che viviamo è un equilibrio parassitario: costa la sovranità dei popoli di Gaza, costa il sangue dei minatori in Congo e costa la trasformazione della nostra democrazia in un ufficio acquisti per contratti di ricostruzione. Finché la stabilità occidentale sarà basata sullo sfruttamento e sull'esportazione strategica del caos, la "minaccia bellica" che avvertiamo non sarà un incidente esterno, ma il sintomo inevitabile di un sistema che ha consumato tutto ciò che poteva rubare e ora vede l'ombra del proprio tramonto.





