top of page

La privatizzazione è la morte della politica

Bisogna dare il merito al presidente americano Donald Trump quantomeno di aver tolto ogni velo di ipocrisia al mito della missione etica degli Stati Uniti nel mondo. Ce lo sta dimostrando in tanti modi, dicendo esplicitamente per quali motivi reali si muove, per quanto ogni sua azione sia accompagnata anche da un certo grado di imprevedibilità che caratterizza la natura instabile e voluttuaria del personaggio. Ce lo ha mostrato di recente nel Venezuela, dove ha dichiarato esplicitamente, dopo la scusa poco plausibile del narcotraffico, che puntava al petrolio.

Petroleum - Evyrein rappresenta Donald Trump con una flebo di petrolio nel braccio - Martevanni, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Petroleum - Evyrein rappresenta Donald Trump con una flebo di petrolio nel braccio - Martevanni, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Niente più interventi umanitari, esportazioni di democrazia o lotta al terrorismo. Gli affari sono affari! Non è che prima fosse diverso, solo che le precedenti amministrazioni condivano gli interventi (o i mancati interventi nel caso dei territori occupati da Israele) con giustificazioni morali. Finita l’epoca della missione quasi messianica degli Stati Uniti d’America di rappresentanti dei principi morali di libertà e democrazia. Valori così alti che potevano essere imposti anche con la forza quando occorresse. In realtà a comandare, dietro a questa idealizzazione di un principio che non è mai esistito, è sempre stato il complesso militare e industriale (il famoso deep state) della nazione che investe la quota maggioritaria della propria spesa pubblica nella difesa. Paese che ha programmato, con l’amministrazione del sedicente Nobel per la pace Trump, un ulteriore incremento di questa spesa almeno del cinquanta per cento (fino a 1500 miliardi di dollari annui).

 

Così Trump si è inventato una specie di ONU privato. Il famoso Board per la pace, il cui statuto è stato deciso unilateralmente da lui, e che richiede a chi vuole partecipare il versamento di un miliardo di dollari. Il fine di questa specie di club di affari (tenuto conto di chi lo ha proposto e creato e di chi finora vi ha aderito) sarebbe gestire il processo di pace nella Striscia di Gaza, ma non è un segreto che ciò potrebbe celare una grande operazione immobiliare. Inoltre questa iniziativa del vulcanico presidente americano è stata posta più in contrapposizione che in parallelo all’ONU. Trump ha esplicitamente attaccato l’Organizzazione delle Nazioni Unite per la sua incapacità di risolvere i problemi, senza aggiungere però quali siano le cause di questo fenomeno. Chi sta svuotando pezzo per pezzo, un passo alla volta, le funzioni e gli attributi dell’ONU? Non sarebbe stato meglio convocare il consiglio di sicurezza e l’assemblea generale per discutere di questi problemi invece che inventarsi un’organizzazione parallela? In un’ottica di affermazione di interessi privati la risposta non può che essere negativa.

 

Ormai con Trump il capitale neoliberista si sta mostrando per quello che realmente è. Le giustificazioni etiche, la supposta superiorità morale dell’occidente liberale a guida americana non servono più come Velo di Maia per nascondere il reale modo di funzionare di questo sistema di potere. Gli interessi economici e finanziari privati guidano la politica e non viceversa. Ma la privatizzazione della politica è anche la morte della politica. Prima ce ne rendiamo conto meglio è.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Instagram
  • Facebook
bottom of page