Il naufragio degli invisibili
- Mario Bove

- 11 ore fa
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Il ciclone Harry è stato il modo con cui la crisi climatica ha inaugurato un nuovo anno di eventi metereologici “straordinari” nel Mediterraneo. Ha portato scenari di distruzione sulle coste meridionali che raramente si ricordano nella penisola italiana. Un mix di erosione e distruzione dei litorali, l’abbattimento di costruzioni e infrastrutture prossime al mare, tante abitazioni allagate. Una sciagura che per diversi giorni è stata quasi del tutto ignorata dai telegiornali e trascurata dai politici. Il suo emblema è stata la frana di Niscemi, il crollo di una parte del paese siciliano lì dove già una frana aveva aperto il fianco della collina.

Ma dietro la calamità naturale che ha colpito tanti siciliani e calabresi, c’è un’altra tragedia che è completamente sparita dal dibattito pubblico. Il 2 febbraio, la ONG Mediterranea aveva rilanciato numerose testimonianze fornite dagli attivisti di Refugees in Lybia che denunciavano la scomparsa di diverse imbarcazioni partite dalla Tunisia fra il 14 e 21 gennaio. Il Mare Nostrum è sempre più un cimitero che fa da confine fra i continenti e a metà febbraio ha iniziato a restituire parte dei corpi dispersi durante la tempesta, con un triste bilancio che si sospetta non sarà mai completo se si considerano le stime pessimistiche di 1000 persone scomparse.
Si torna a parlare di migranti morti in mare, a pochi giorni dall’anniversario della strage di Cutro in Calabria dove, nella notte fra il 25 e 26 febbraio 2023, persero la vita più di un centinaio di persone che erano quasi arrivati sulle coste italiane. Una distanza breve ma incolmabile, fatta di grida, disperazione, colpevoli ritardi e tante omissioni su cui è aperto un processo.
Questo ennesimo naufragio è stato come inghiottito dalla baruffa politica su Niscemi prima e successivamente sul referendum, salvo poi riemergere con il suo carico di vittime sulle coste tirreniche della Calabria nei dintorni di Paola. Un ritorno alla spicciolata di alcune delle persone scomparse che, se non come migranti, reclamavano diritto ad esistere almeno come vittime.
Harry ha cancellato le loro vite, così come tratti del nostro litorale ma forse anche un pezzo di coscienza di chi dovrebbe governarci. Nessun arrivo tempestivo fra gli sfollati, nessuna commemorazione, poche, pochissime telecamere quasi a voler tacere una vergogna che mostra l’incapacità di gestire un fenomeno oltre i proclami di blocchi navali, centri albanesi di identificazione e rimpatrio, sicurezza garantita, cristianità, civiltà superiore, identità, sovranità…
Questo evento sintetizza come le crisi umanitaria, sociale e climatica siano legate strettamente, quanto la politica che ignori questi legami e agisca solo con slogan cinici sia inadeguata ad affrontare la complessità del futuro che, come un’onda di burrasca, percuote prepotentemente le nostre coste riportandoci alla triste realtà.



