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Il mio ragazzo colorato

Tommaso ha 13 anni quando arriva in prima superiore, è un ragazzo sveglio, estroverso, pratica la danza e ama la musica. I genitori mi parlano di trascorsi burrascosi alla scuola media, dicono che ha sofferto, che ha subito bullismo, che ha coltivato pensieri suicidi… Non capisco bene.

 

Zoom su un ragazzino seduto tra i banchi di scuola, visto di spalle, con il resto della classe sfocata sullo sfondo.
Photo by Taylor Flowe on Unsplash

Poi si avvicina il Natale e, una mattina, mi capitano in classe cinque ex studenti, ragazzotti neodiplomati, vengono a farmi gli auguri. Il giorno successivo, Tommaso si avvicina, insieme a un gruppo di compagne, e mi esprime il suo apprezzamento per i miei ex allievi. Lì per lì rimango sbalordita: è la prima volta che uno studente così giovane si esprime con tanta libertà, davanti a me, rispetto alla propria omosessualità, ne sono piacevolmente sorpresa. Improvvisamente, però, capisco anche il dolore, il bullismo, i pensieri suicidi. Mi vengono i brividi, perché comprendo la reticenza dei genitori, che non sono stati espliciti con me: purtroppo, ancora oggi, anche dentro la Scuola, non si può dare per scontato che le persone siano accoglienti in situazioni come questa.

 

Dopo questo episodio, tutto procede tranquillo, anche se ogni tanto Tommaso si arrabbia all’intervallo, perché alcuni compagni di altre classi non riescono a fare a meno di esprimergli il proprio disprezzo: dentro la nostra aula, però, trova il sostegno dei suoi amici e dei suoi insegnanti, il suo temperamento è allegro e le nuvole si dissipano rapidamente.

 

Noi docenti vorremmo intervenire su chi lo deride, ma i bulli – si sa – agiscono nell’ombra e inoltre Tommaso teme che, parlando al Dirigente di quanto accade, la sua situazione possa peggiorare.

 

Anche dentro la classe alcuni compagni sono irritati da lui: chiediamo che la psicologa della scuola intervenga, perché è prioritario per noi che tutti i ragazzi siano liberi di crescere esprimendo la propria natura e vengano rispettati per quello che sono.

 

È fondamentale salvaguardare un approccio etico nella Scuola, perché la Scuola educa i cittadini ed essere cittadini di una democrazia significa innanzitutto rispettare le persone in quanto tali. Scrive T. Todorov Possiamo vivere la nostra differenza senza pretendere che essa sia un segno di superiorità; possiamo incontrare l'altro senza vederlo come un nemico da combattere o come un oggetto da assimilare, ma come un soggetto pari a noi nella dignità.

 

A metà della seconda, accompagno i ragazzi in visita a un monastero benedettino: le ultime generazioni hanno perso gran parte della cultura religiosa che ha caratterizzato l’Europa per secoli ed è mia intenzione approfondire, all’interno del programma di Storia, il monachesimo.

 

Incontriamo una simpatica monaca di clausura, abile nel restituire agli studenti, che la ascoltano a bocca aperta, tutto un patrimonio di credenze e di leggende, anche di fede per chi è religioso, ampiamente misconosciuto.

 

A un certo punto però una ragazza le chiede – ignorando totalmente il contesto – di chiarirle quale sia la posizione della Chiesa sull’omosessualità. Io e i colleghi che sono con me ci guardiamo e reagiamo prontamente, ma suor Antonia ha il tempo di sproloquiare brevemente su quella gente lì tutta colorata che sente il bisogno di esprimere platealmente la propria diversità. Da allora, Tommaso si definisce, con un misto di amarezza e ironia, coloured boy: una volta tornati in classe, tiene a precisare che la sua non è una scelta, mi dice che, se avesse potuto scegliere, non si sarebbe certo cacciato in questa situazione così difficile, invece non può farci niente.

 

Mi dispiace che Tommaso debba portare sulle sue giovani spalle il peso del pregiudizio e dell’ignoranza. Mi dispero, perché vorrei che quelli che lo fanno sentire sbagliato, difettato, malato, fossero una minoranza isolata dalla società civile e … invece… c’è Vannacci e … invece… c’è un Governo che rende più difficile fare educazione affettiva nelle scuole per tutelare i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridare voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni, come se ci fosse il rischio di un’epidemia di diversità sessuale.

 

A parte il fatto che vedo molto più probabile, in questo momento, un’epidemia di omotransfobia, capisco fin troppo bene il valore propagandistico di scelte politiche come quelle di Vannacci: un nemico, vero o presunto, aumenta il consenso intorno al leader e la madre dei cretini – si sa – è sempre incinta.

 

Quella che non capisco è la gente comune. Tommaso può essere il figlio, il fratello, il nipote, l’amico di ciascuno di noi. Non è nostro nemico. Le inclinazioni sessuali sono dettagli rispetto alla complessità degli esseri umani. Per me è inconcepibile che questo dato possa sovrastare ogni altra cosa fino a nascondere gli individui, appiattendoli su questo unico aspetto.

 

Quella che non capisco è la gente comune, indifferente alla sofferenza che può generare negli individui, incolpevoli d’altro che di essere se stessi.

 

Se avessi potuto scegliere, profe, non mi sarei certo cacciato in questa situazione così difficile, ma io sono così e non posso farci niente.

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