Il vuoto nel canone: idee per una didattica umanistica queer e plurale
- Dario Codelupi

- 8 ore fa
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All’interno della prassi dell’insegnamento, le aule sono spesso scarne. La scuola è il l’istituzione che si occupa della formazione delle lenti attraverso cui i futuri cittadini guarderanno il mondo, allora dovremmo chiederci quale spettro cromatico stiamo offrendo. Nella prassi quotidiana, la didattica delle materie umanistiche, specificamente di storia e della lingua e letteratura italiana, nelle scuole medie e superiori si muove entro i confini di un canone che opera per sottrazione.

Le Indicazioni Nazionali 2025
Nonostante il dibattito accademico e sociale sia ormai maturo, le recenti Indicazioni Nazionali del 2025 per la scuola continuano a mostrare una preoccupante cecità nei confronti delle questioni di genere e delle soggettività queer. All’interno delle linee guida, che avrebbero il compito di orientare la formazione delle nuove generazioni, la rappresentanza è assente. Si parla di cittadinanza attiva, di inclusione generica, di "rispetto", ma si evita accuratamente di nominare le identità marginali.
L’assenza della prospettiva queer non è solo e tanto una lacuna contenutistica, quanto un atto politico neanche troppo implicito. Quando un’identità non viene nominata in un documento ufficiale di tale portata, essa smette di esistere come oggetto di studio legittimo.
Grattare sotto il canone prescritto
Insegnare letteratura e storia significa, per statuto, operare una selezione. La selezione che portiamo in classe è figlia di una stratificazione culturale, patriarcale ed eteronormativa. Il risultato è una narrazione della cultura italiana (e non solo) che appare monolitica, priva delle tensioni identitarie che invece ne hanno sempre fatto da linfa. Ponendo domande assurde: ma non sono mai esistite donne scrittrici? Ma i gay non c’erano prima?
Fuori dall’assurdo poniamoci una domanda importante: Perché la prospettiva queer è fondamentale? Si tratta di onestà intellettuale e rigore filologico. Escludere la complessità del desiderio e dell’identità di genere dalla storia letteraria e dalla storia tout court significa mutilare la comprensione di autori e contesti. Significa impedire agli studenti di sviluppare una metacognizione profonda: conoscere il canone non dominante permette di capire come si costruiscono le egemonie culturali e come decostruirle.
Nuovi libri e nuove direzioni
Insolitamente, il panorama editoriale inizia a modificarsi. La casa editrice Loescher ha recentemente pubblicato dei testi col ruolo di cassetta degli attrezzi.
Libri di testo come The Queer Muse. Diversity in Italian Literature from Dante to Igiaba Scego funge da crocevia sulla nostra tradizione. Rileggere i classici attraverso una lente queer li libera da interpretazioni censorie che ne hanno soffocato la portata sovversiva.
Allo stesso modo, Controcanone. La letteratura delle donne dalle origini ad oggi fa da risarcimento storico. Non è più l’aggiunta di un box di approfondimento su una scrittrice a fine capitolo, al contrario di ripensare la storia letteraria come un dialogo tra generi diversi, dove la voce femminile è costante.
Sul fronte storico, il manuale scolastico Sottostorie. Margini, oppressioni, riscatti dall'anno Mille a oggi ribalta la prospettiva della Storia con la S maiuscola dei re e dei trattati. Focalizzarsi sulle oppressioni e sui riscatti delle minoranze permette agli studenti di comprendere che i diritti di cui godono oggi sono il frutto di lotte nate ai margini.
Competenze critiche
Implementare la prospettiva queer e di genere nella didattica ha un ruolo centrale tanto per studenti che si identificano in quelle soggettività, quanto e soprattutto per la totalità della classe.
Questionare sull’"altro", il "non dominante", il "marginale" è il modo migliore per sviluppare la competenza empatica. Confrontandosi con la complessità dell’esperienza umana al di fuori della binarietà, l’intelligenza critica dello studente si espande. Comprende che la realtà è una costruzione complessa costruita da punti di vista differenti.
Insegnare il controcanone fornisce agli alunni gli strumenti per evolvere in interpreti capaci di riconoscere e decostruire le dinamiche di potere, che ancora oggi decidono chi ha il diritto di essere rappresentato.



