Il governo del vittimismo e dei capri espiatori
- Massimo Battiato

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
Dopo i giudici il governo ha trovato dei nuovi capri espiatori: il patto di stabilità e il superbonus.
Avrei voluto solidarizzare con il governo e soprattutto con il Ministro delle Finanze Giorgetti perché le rigide regole di bilancio imposte dalla UE permettono ben pochi margini di manovra. Ed è indubbio che questa rigidità mostra la sua inadeguatezza a rispondere alle sfide della contemporaneità. Di fronte ai giganti statunitense e cinese che non si sono autoimposti queste regole è difficile mantenere il passo. Persino una norma di buon senso sulla tassazione degli extra utili delle compagnie energetiche, richiesta da diversi paesi oltre all’Italia (come la Spagna e persino la Germania), è stata rifiutata. Ma per come si è mosso questo governo nei suoi quattro anni, la richiesta di deroga alla regola del tre per cento diventa una specie di capro espiatorio.
Insomma, sono quattro anni che ci raccontano di un paese in cui l’economia va a gonfie vele, l’occupazione cresce, siamo diventati la locomotiva d’Europa e ora devono ammettere che si sono sbagliati e la colpa è delle sfighe, del patto di stabilità e del superbonus? Chiaro che sulla situazione attuale, per di più causata dall’amico Trump, il governo non ha colpe. Ma sulle politiche industriali mancate, sull’aver accarezzato gli evasori con i soliti condoni camuffati, sull’aver perseguito una politica a favore del lavoro povero, e tanto altro potremmo aggiungere, qualche responsabilità questo governo ce l’ha. Non si può dare tutta la colpa a chi è venuto prima o all’Europa. Tra l’altro, anche riguardo all’unica nota positiva (almeno secondo il mio punto di vista), cioè rinunciare all’incremento delle spese militari per occuparsi dei costi dell’energia per famiglie e imprese, possiamo dimenticare che l’Italia non si è certo opposta nel momento e nelle sedi giuste a questo nuovo dogma europeo della necessità del riarmo?
Il bello è che, ironia della sorte, lo sforamento rispetto alla norma del tre per cento è di soli 500 milioni all’incirca. Una quisquilia rispetto ai 2200 miliardi di PIL del nostro paese. Proprio perché la soglia è stata superata di poco che è più facile prendersela con i capri espiatori come il superbonus, cioè Conte, sul quale la Presidente del Consiglio spera di ricevere l’appoggio della grande stampa, sempre avversa al leader dei Cinque Stelle a prescindere. Ma non mi risulta che, quando il superbonus fu approvato, la Presidente Meloni, che era all’opposizione, si sia opposta. Non mi sembra neppure che lo abbia fatto quando è stato rinnovato dal governo Draghi e persino dal suo. Tanti rappresentanti del suo governo la consideravano una norma fondamentale che aveva permesso all’edilizia di trainare la crescita economica italiana dopo il COVID.
Tenuto conto della cortissima memoria dell’elettorato medio, probabilmente la mossa di questo governo di prendersela con quelli che sono venuti prima senza considerare il proprio operato è la migliore forma di propaganda. Non sono tanto i fatti che mi infastidiscono, cioè le difficoltà di affrontare i problemi di bilancio, ma il consueto vittimismo con il quale questo governo li affronta e li racconta. Se non altro ci siamo risparmiati, almeno spero, l’aumento delle spese per la difesa.




