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Il Bignami bis non convince

C'è una cosa che mi colpisce ogni volta che si discute di legge elettorale in Italia: si parla sempre di "stabilità", quasi mai di chi per quella stabilità dovrebbe lavorare. Il Bignami bis, il testo che in questi giorni è arrivato in Aula alla Camera, non fa eccezione. E più lo guardo, più mi pare un impianto pensato per chi sta già dentro il Palazzo, non per chi dovrebbe entrarci con il proprio voto. 

Partiamo dal punto che sembra il più sottovalutato: le liste bloccate. Niente preferenze, di nuovo. Lo sentiamo dire da anni che è una storia tecnica, di "ingegneria istituzionale". Non lo è. Se io elettore non posso scegliere chi mandare in Parlamento, ma posso solo scegliere un simbolo dietro cui sta un elenco di nomi deciso altrove, allora il rapporto tra rappresentante e rappresentato si rompe alla radice. Il parlamentare non deve rendere conto a me elettore, deve rendere conto a chi lo ha messo in lista. È un meccanismo che premia la fedeltà al partito, non il radicamento sul territorio. E in un paese dove la distanza tra cittadini e istituzioni è già altissima, mi pare la direzione esattamente sbagliata.

 

Poi c'è il premio di maggioranza al 42%, che nella versione attuale scatta solo se una coalizione vince sia alla Camera sia al Senato. La logica sarebbe di voler evitare la frammentazione, dare a chi vince i numeri per governare. Ma resto convinto che un premio di questa portata ( fino a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato) finisca per spingere verso alleanze tenute insieme solo dall'aritmetica, non da un progetto comune. Coalizioni "contro natura" le abbiamo già viste, e di solito non finiscono bene. Il rischio è ritrovarsi con una maggioranza ampia sulla carta, ma fragile nei fatti, perché costruita per arrivare al 42%, non per durare.

 

C'è poi la questione di chi può presentarsi senza raccogliere le firme, l'esonero riservato a chi aveva già gruppi parlamentari a fine 2025. Ogni legge elettorale cerca di tracciare una linea da qualche parte, ma quando quella linea coincide quasi perfettamente con "chi c'è già dentro", il sospetto che si tratti di una barriera all'entrata più che di una norma tecnica mi pare legittimo. Una democrazia che si irrigidisce per proteggere chi è già seduto in Parlamento mi sembra una contraddizione.

 

Non voglio credere che il Bignami bis sia pensato in malafede, ma di certo una riforma elettorale che rafforza i partiti e allontana gli elettori non sta risolvendo il problema della distanza tra Paese e Palazzo. Lo sta semplicemente istituzionalizzando.

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