Una nuova legge elettorale, ma per chi?
- Massimo Battiato

- 20 ore fa
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E se cogliessimo l’occasione della proposta governativa di modificare la legge elettorale per mettersi tutti attorno a un tavolo per scriverne una nuova senza trucchi incostituzionali che alterino la rappresentanza in nome della governabilità?

Lo so che questa mia proposta è un’utopia assoluta: da quando è stato abbandonato il sistema elettorale proporzionale con il referendum del 1993, tutte le modifiche, in nome della governabilità, sono andate nella direzione di premiare qualcuno per punire qualcun altro. Per primo, il Porcellum prevedeva (solo alla Camera) un premio di maggioranza abnorme alla prima coalizione senza alcuna soglia minima e fu dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Poi, il Rosatellum, attualmente in vigore, per impedire, o almeno ostacolare l’ascesa al governo del Movimento 5 Stelle. Come sia andata a finire nel 2018 è ormai cronaca storica.
Mi sono speso già altre volte su questo argomento. Francamente non conosco un altro paese del consesso democratico in cui si tentano continuamente modifiche all’assetto costituzionale e alla legge elettorale, prevalentemente a colpi di maggioranza senza una discussione parlamentare e il contributo della società civile. Quando si tratta delle regole del gioco, cioè delle regole della convivenza democratica, dovrebbe essere normale e scontato il coinvolgimento di tutti.
Ecco, questo strano modo di procedere in Italia lo considero una vera e propria patologia.
Così, questo governo, dopo aver tentato invano con il referendum costituzionale di modificare il rapporto tra potere politico e potere giudiziario, e dopo aver abbandonato il rischioso progetto del premierato, tenta la carta della modifica della legge elettorale per via parlamentare a colpi di maggioranza.
Tutti questi tentativi – per via ordinaria o costituzionale – vanno in una direzione: permettere a una minoranza politica al governo di poter operare con meno vincoli possibili, che questi siano il Parlamento, il Presidente della Repubblica, i Magistrati o la Corte dei Conti.
La cosa più divertente di questo dibattito è il parallelismo comunicativo tra il referendum costituzionale sulla giustizia e il dibattito odierno sulla legge elettorale. Durante la campagna elettorale referendaria in ministro Nordio affermava che, in caso di vittoria del Sì, anche l’attuale opposizione, se fosse andata al governo, ne avrebbe beneficiato. Allo stesso modo ora ci sono diversi esponenti della maggioranza che affermano, con sprezzo del ridicolo, che della nuova legge elettorale ne trarrebbero beneficio anche i partiti di opposizione, dovessero vincere le prossime elezioni.
Ma la Costituzione e le regole del funzionamento democratico sono di tutti, non appartengono a nessun soggetto politico, che sia maggioranza o opposizione. Le modifiche degli assetti istituzionali dovrebbero essere fatte nell’interesse dei cittadini, solo in casi straordinari e non ad ogni alternarsi di maggioranza parlamentare in carica. La cosa più preoccupante è che non dovrei neppure dirle queste cose che a me paiono così normali.
Ora, da parte delle opposizioni, si discute se partecipare o meno al dibattito parlamentare sulla modifica della legge elettorale. Io credo che non ci debba essere nessun tabù in merito. Ma dovrebbe essere esplicitato il fine di questa proposta di riforma. Se l’obiettivo è ripristinare il rapporto di fiducia con gli elettori per riportarli alle urne, ben venga il confronto. Ma, se lo scopo, come sembra, è ridurre i contrappesi al potere dell’esecutivo in direzione di un sistema più autoritario, allora è inutile sedersi attorno a un tavolo a discuterne.



