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Diario di una segretaria di seggio

Per le elezioni regionali in Campania ho fatto una bellissima esperienza: sono stata segretaria di seggio. Io ho sempre avuto un bel rapporto col “voto”: votare mi ha sempre emozionata, sin dalla prima volta ho sentito il “peso” di questo diritto-dovere civico per il quale, pensavo, le donne del passato si sono battute tanto e adesso io, grazie a loro, posso entrare in quella cabina ed esercitarlo. Sarà perché mio padre mi ha trasmesso una forte coscienza politica, o perché il mio professore di storia e filosofia trovava sempre il modo di collegare l’argomento della lezione con temi di attualità.

© European Union, 1998 – 2025, Attribution, via Wikimedia Commons
© European Union, 1998 – 2025, Attribution, via Wikimedia Commons

Quando sento parlare di scarsa affluenza alle urne mi ritrovo spesso a chiedermene i motivi, in particolare se sono da imputare al popolo che si disinteressa o alla politica che non sa comunicare e ha creato sfiducia. I nostri politici, penso, si porranno le mie stesse domande? Avranno delle risposte? A me sembra che continuino a ignorare questo enorme elefante nella stanza dell’astensionismo, a ricordarsene solo a ridosso delle elezioni, per poi farlo sparire nuovamente… ma intanto il problema cresce a dismisura.

 

Il fenomeno degli astenuti, spesso definito ironicamente come «il primo partito», ha la sorprendente capacità di accontentare quasi tutti gli attori della scena pubblica. Gli elettori delusi dalla politica provano soddisfazione, percependo la loro assenza dal voto come una vittoria morale: pur essendosi ritirati dalla competizione, infatti, la loro fazione ha inaspettatamente raggiunto la vetta. I politici e i partiti accettano la situazione con apparente serenità (farà forse comodo?), evitando accuratamente di analizzare i risultati in termini di voti reali (preferendo le percentuali) e, nel peggiore dei casi, potendo sempre giustificare il risultato dicendo di essere stati battuti non da concorrenti reali, ma da una forza oscura e invincibile: quella di coloro che non hanno votato. In questo modo, la sconfitta appare innocua.

 

Il dato che per me è più preoccupante, però, è l’astensionismo dei giovani, che tuttavia non porta alla logica conseguenza per la quale “nessun ragazzo si interessa alla politica”, perché non penso assolutamente che sia così. Il voto dei giovani in Italia sta perdendo rilevanza sostanziale a causa di un astensionismo strutturale tra gli under 30 che, superando il 50%, segnala una profonda sfiducia nella politica. Questo tracollo, che ha portato i politologi a parlare di "generazione astensionista" con dati molto peggiori rispetto a paesi come Francia e Germania, è alimentato da diversi fattori.

 

Si registra una crisi di rappresentanza: il 17% dei candidati al Parlamento nel 2022 aveva meno di 35 anni, e l'età media dei parlamentari italiani è tra le più alte in Europa. Di conseguenza, questo scollamento si traduce in disuguaglianza generazionale nelle politiche pubbliche, con risorse concentrate sul corpo elettorale più anziano (pensioni) e scarsi investimenti su scuola, ricerca e occupazione giovanile. Le forze politiche, in particolare la destra, si rivolgono a un elettorato maturo, riducendo gli stimoli al cambiamento.

 

Ma, come dicevo, i giovani non sono disinteressati alla politica. È cruciale sottolineare che i giovani non sono affatto apolitici, praticano un "attivismo fluido" e mirato, manifestando il loro interesse per la Res Publica attraverso mobilitazioni per il clima, la difesa dei diritti civili e movimenti di base, che il sistema dei partiti non riesce a intercettare. La mancanza di educazione civica strutturata e la precarietà diffusa contribuiscono a generare il paradosso per cui, non sentendosi rappresentati, i giovani non votano, e non votando, sono sempre meno considerati. Il rischio finale è l'"irrilevanza democratica": che un'intera generazione smetta di considerare il sistema come uno strumento utile. Per invertire questa tendenza non bastano appelli al voto, ma è necessaria una riforma strutturale della partecipazione che restituisca senso e dignità al voto, coinvolgendo scuole, istituzioni e media in uno sforzo collettivo.

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