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Commissione di inchiesta Covid: quando la tragedia si trasforma in commedia

Quando era cominciata la pandemia non ero il solo ad avere la speranza che sarebbe stata una prova che ci avrebbe reso migliori. Un pensiero non solo mio, ma credo abbastanza condiviso, è che ci avrebbe costretto a rivalutare l’importanza della sanità pubblica in modo da sostenerla maggiormente nel futuro.

 

Come tutti sappiamo, le cose sono andate diversamente: la pandemia non ci ha migliorato, casomai ci ha reso peggiori, più cinici ed egoisti e questa trasformazione si è cominciata a vedere già dopo i primi mesi in cui l’ottimismo si rivelava privo di fondamento.

 

Così siamo passati, senza soluzione di continuità, da una tragedia all’altra, dalla pandemia alla guerra, anzi alle guerre, e dall’aumento delle spese sanitarie all’aumento di quelle militari. Solo che le prime non ci sono mai state, se non per affrontare l’emergenza, mentre le seconde sembrano una necessità ineluttabile. Quanto questa decisione ci renderà più pronti al prossimo evento pandemico, lo vedremo spero il più tardi possibile.

 

Se questo è l’aspetto tragico della questione, siccome siamo in Italia, non ci facciamo mai mancare l’aspetto comico, la commedia, per non dire la barzelletta. Questa a me sembra la commissione d’inchiesta parlamentare sulla pandemia, fortemente voluta da questo governo.

 

Naturalmente di risvolti tragici la vicenda del covid ne ha avuti parecchi, soprattutto nel primo periodo. Vedi le migliaia di morti nelle province di Bergamo e Brescia, sulle quali, tra l’altro, la magistratura ha già indagato, senza individuare profili di illegalità da parte di esponenti del governo. Partita da esposti presentati dai cittadini, soprattutto dai parenti delle vittime, l’indagine, del tutto legittima, ha cercato anche i motivi e le responsabilità del mancato lockdown che avrebbe potuto salvare molte vite umane.

 

Ma ci ricordiamo come, allora, solo l’idea di bloccare il paese – e soprattutto la regione più ricca e produttiva – generasse lo sconcerto generale e come fosse un’opzione da evitare a tutti i costi? Ci ricordiamo delle pressioni che arrivavano dal mondo delle imprese e da Confindustria? E non erano certo isolate, visto che erano sostenute da gran parte della stampa e dall’opposizione di destra, nettamente contraria al lockdown (anzi direi contraria a tutto). La cosa più paradossale è che la commissione d’inchiesta è stata organizzata proprio da quelle forze politiche che ai tempi si sono opposte di più al lockdown in Lombardia, tra l’altro governata dai loro uomini, Fontana e Gallera, che in quei frangenti non hanno certo dato il meglio di sé (o forse sì, purtroppo), e sul cui operato la commissione non mette becco. Chissà come mai!

 

Non dico che il governo di allora non abbia fatto degli errori, ma la situazione di emergenza era assolutamente nuova e mai sperimentata prima. Tale che l’Italia fu tra i primi paesi europei a prendere dei provvedimenti radicali di limitazione della circolazione delle persone e di blocco delle attività produttive. Decisioni che non potevano essere prese a cuor leggero.

 

Ma perché questa commissione parlamentare sembra proprio una cosa poco seria? Perché non mi sembra che punti a chiarire i lati oscuri della vicenda, se ce ne sono ancora, indagando a tutto campo. Perché ha già scelto preventivamente il capro espiatorio, cioè l’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte. È stata esclusa a priori ogni indagine sui governatori delle regioni maggiormente colpite.

 

Inoltre, sappiamo già che sulle cose realmente importanti nessun politico andrà realmente a indagare. Per esempio, sul rapporto di subordinazione della politica (tutta, di tutti i colori, anche quella europea) alle lobby delle case farmaceutiche. Oppure sull’occasione mancata di cambiare le regole sui brevetti dei farmaci e dei vaccini (tra l’altro trovati anche grazie alla ricerca finanziata con risorse pubbliche) che avrebbe potuto salvare molte vite in paesi che non si possono permettere l’accesso a farmaci costosi.

 

Sappiamo benissimo che questi sono temi inaccessibili a qualsiasi commissione parlamentare, ma questa commedia organizzata dalla maggioranza sembra che abbia il principale obiettivo di ottenere una vendetta politica sull’ex premier Conte. Con il paradossale risultato che la recita che si è vista in commissione potrebbe addirittura essere un boomerang per la maggioranza e avvantaggiare la campagna elettorale del leader dei Cinque Stelle.


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