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Roma ospita i colloqui tra Libano e Israele

Le delegazioni del Libano e di Israele si sono incontrate presso l’ambasciata statunitense a Roma per proseguire le trattative mediate dagli Stati Uniti.


US Embassy in via Veneto - Simone Ramella from Roma, Italy, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
US Embassy in via Veneto - Simone Ramella from Roma, Italy, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

I rappresentanti di Beirut e Tel Aviv si erano già confrontati a Washington a fine giugno per discutere di un piano di pace con l'obiettivo di giungere a una cessazione delle ostilità.


Il piano precedente prevedeva: il riconoscimento reciproco di entrambi gli Stati; il disarmo di Hezbollah; il ritiro di Israele dal territorio libanese; la mobilitazione di partner internazionali per aiutare il Libano nella ricostruzione del Paese.


Attualmente lo Stato ebraico occupa circa 10 km di territorio libanese lungo il confine, sostenendo che la presenza dell'IDF sia necessaria per proteggere le comunità israeliane che risiedono nel nord del Paese dagli attacchi di Hezbollah. Il precedente piano di pace è stato però compromesso dalla ripresa degli attacchi israeliani, in risposta al rifiuto di Hezbollah di disarmarsi come previsto dall'accordo.


Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha affermato che Israele è pronto all'attuazione di "zone pilota", ossia porzioni di territorio del Libano meridionale dalle quali l'esercito israeliano dovrebbe ritirarsi per cederne il controllo al governo libanese, al quale verrebbe assegnato il compito di disarmare le milizie alleate della Repubblica Islamica, Hezbollah.


Il presidente libanese Joseph Aoun ha dichiarato pubblicamente di aver raccomandato alla delegazione libanese di insistere sul ritiro dell'esercito israeliano da alcune "zone pilota" prima di discutere delle altre questioni.


Il Comando Centrale delle Forze Armate statunitensi, per coordinare il ritiro dell'IDF da alcune aree del territorio libanese, ha inviato una delegazione in Libano per discutere direttamente con l'esercito. Nei mesi precedenti Israele aveva invitato la popolazione del Libano meridionale ad abbandonare le proprie abitazioni per consentire la distruzione di infrastrutture, tra cui tunnel sotterranei, utilizzate da Hezbollah.


In contemporanea, la Repubblica Islamica e l'Oman stanno negoziando la riapertura dello Stretto di Hormuz, attualmente sottoposto a blocco navale da parte degli Stati Uniti. Qualora l'accordo venisse approvato, si riaprirebbe la strada alla ripresa delle trattative tra Washington e Teheran per raggiungere un'intesa sulla questione del programma nucleare iraniano, con l'obiettivo di impedire che l'Iran si doti di un'arma nucleare, considerata una minaccia diretta agli interessi statunitensi e israeliani nella regione mediorientale.


Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, infatti, ha affermato che, indipendentemente dal raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e sul transito delle navi commerciali, Israele farà tutto il necessario affinché Teheran non ottenga un'arma nucleare, adottando tutte le misure ritenute necessarie per garantire la sicurezza dello Stato ebraico.

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