C’era una volta l’Italia antifascista…
- Mario Bove

- 11 ore fa
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C’era una volta un bel Paese, proteso nel mare e illuminato da un sole mite e caldo. Quel Paese era l’Italia, retta da una splendida Costituzione antifascista.

Oggi, quella stessa Carta, a cui tanti cittadini e cittadine sono profondamente legati, viene spesso maltrattata proprio da quei politici che le hanno (sper)giurato fedeltà.
È accaduto, ad esempio, che il 30 gennaio scorso il deputato della Lega Domenico Furgiuele abbia organizzato un convegno sulla “Remigrazione” presso la sala stampa della Camera. Tra i relatori figuravano esponenti di spicco di movimenti come CasaPound, Forza Nuova e Veneto Fronte Skinheads, tutti di dichiarata fede neofascista. Ritenendo tale iniziativa del tutto inappropriata per il decoro delle istituzioni, trentadue parlamentari dell'opposizione (appartenenti a PD, M5S e AVS) hanno messo in atto una protesta civile dall’alto valore simbolico. Si sono presentati all’evento leggendo ad alta voce la Costituzione e intonando "Bella Ciao", il canto della Liberazione. Il clamore suscitato dalla protesta ha spinto gli organizzatori a desistere spontaneamente dal proseguire l’iniziativa.
I protagonisti di questo atto di resistenza civile sono stati sanzionati con una sospensione dalle funzioni parlamentari variabile tra i quattro e i cinque giorni. Un singolare “premio” per aver difeso l’onore dell’Italia antifascista da una retorica xenofoba, divisiva e carica d'odio. Si tratta di una sanzione comminata dall’Ufficio di Presidenza che, peraltro, non ammette alcuna possibilità di ricorso.
Sembra dunque che il “campo progressista” risulti soccombente in un confronto tra presunte “libere opinioni”: quella di chi incita all'odio contro gli stranieri e quella di chi denuncia la deriva neofascista di una parte della politica. Suona tuttavia grottesco il richiamo al diritto di parola da parte di chi rimpiange un periodo storico in cui quel medesimo diritto veniva soffocato con l'uso del manganello e dell’olio di ricino.
Sempre sui toni del paradosso istituzionale, la stessa mano ha invece accarezzato i vari Delmastro e Bartolozzi, nonostante le note condotte ben più disdicevoli. Il primo, incappato in una società con una presunta prestanome di un clan camorristico, subirà l’”onta” di venire richiamato nell’aula parlamentare per una semplice violazione del codice di comportamento dei deputati in materia di dichiarazioni patrimoniali. La seconda, ex capa di gabinetto del ministro della Giustizia Nordio, riceverà la protezione della Camera contro la procedura che la vede indagata per false dichiarazioni inerenti al caso Al Masri, il criminale stupratore libico lasciato tornare impunemente a casa nonostante un mandato di cattura internazionale. Questo in barba agli avvertimenti di Meloni che non avrebbe “coperto più nessuno”.
Vicende per nulla secondarie considerando le implicazioni di due membri chiave (ora ex) del dicastero della Giustizia. Eppure difendere simbolicamente i luoghi fisici della Costituzione dalle macchie neofasciste ha meritato un trattamento più incisivo.
Già una volta, il fascismo ha trascinato questo paese nella parte peggiore della storia. Ne ha deturpato la memoria con leggi vergognose come quelle che hanno avallato il razzismo e spianato la strada per le deportazioni o gli eccidi sommari degli stessi italiani. Questa brodaglia nostalgica di un autoritarismo “sulla pelle altrui” oggi lega l’Italia ai peggiori esempi di derive autoritarie come le presidenze Trump, Orbán, Netanyahu, Milei, giusto per citarne alcuni. Governi che, ancora una volta, destabilizzano l’ordine mondiale sul piano economico, sociale e morale. Dei veri patrioti dovrebbero spendersi in ogni modo per evitare che una nuova sciagura causata da queste destre possa colpire l’Italia. Dovrebbero opporsi e resistere in ogni luogo a partire proprio dal Parlamento. Pertanto, non ci si può ritrarre dall’esprimere piena solidarietà verso i parlamentari sospesi.
“C’era una volta…” è una formula che mette narratore e lettore in una dimensione temporale distante dall’oggetto narrato. Si deve evitare che “Italia antifascista” sia un ricordo lontano dal presente e torni ad essere una frase pronunciata da pochi in amara clandestinità.



