Italia anno zero
- Mario Bove

- 11 ore fa
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In queste settimane i riflettori dell'opinione pubblica illuminano i giovani italiani. Una delle nazioni dalla demografia più anziana sembra "accorgersi" della presenza determinante e dell'impatto della generazione Z. Mentre si sta ancora cercando di comprendere i contorni della partecipazione al voto degli under 30, la cronaca ci ha consegnato due episodi molto preoccupanti che vedono come protagonisti dei minori, a volte giovanissimi.
Pantaloni militari, un coltello, la maglietta con l'emblematica scritta "Vendetta" e il preciso intento di uccidere la prof di francese per trarsi via dalla banalità del vivere. Così come annunciato in una lettera lucidamente deviante, un tredicenne di Bergamo ha ferito quasi a morte la sua insegnante a scuola, bloccato solo dal tempestivo intervento di un compagno e di altri docenti.
I Carabinieri del ROS (Reparto Operativo Speciale) hanno arrestato pochi giorni fa un diciassettenne e avviato le indagini su altri sette minori per una presunta attività di stampo terroristico. Il giovane, originario di Pescara ma residente nel perugino, pare stesse pianificando un attentato in una scuola della sua città di provenienza. A dare forma e contenuti ai suoi intenti criminali, l'ispirazione data dal gruppo di suprematisti "Werwolf Division", formazione statunitense che recluta online a livello internazionale agitando disvalori quali cultura neonazista, razzismo, superiorità della razza bianca, esaltazione del machismo, il disprezzo per le donne e il femminismo, antisemitismo. Un campionario aberrante che non resta nella rete ma ha pericolosi effetti eversivi nel mondo offline. La procura di Napoli aveva già attenzionato queste attività nel 2024, quando le indagini avevano fatto emergere piani eversivi e un presunto attento a politici, fra cui figurava Giorgia Meloni.
Si parla spesso anche del crescente fenomeno delle baby gang, non più solo nella forma delle "paranze" napoletane descritte da Saviano. Una realtà preoccupante che caratterizza numerosi grandi certi urbani come Milano, Roma, Genova, Firenze con contorni simili quali la forza moltiplicatrice del gruppo, la spietatezza, la violenza, una capacità criminale abbastanza strutturata e spesso indipendente da altre formazioni. Sicuramente spregiudicata.
In ognuno di questi episodi si possono rinvenire tratti comuni come devianza sociale, emarginazione, il fascino della violenza come unico strumento di autoaffermazione per l'adolescente, soggetto mantenuto in maniera fastidiosa ai margini del mondo pur se al centro di numerose narrazioni e attenzioni degli adulti. Poi c'è la Rete, il componente accelerante di questa miscela esplosiva, il luogo che permette da sempre di bypassare ogni filtro imposto da genitori ed educatori, dove attingere direttamente informazioni, strategie, immagini, comportamenti che assecondino il desiderio, qualunque esso sia. Soprattutto un mondo in cui le regole e gli strumenti sono sentiti come appannaggio privilegiato dei giovani, consapevoli del brancolare a tentoni dei più grandi.
I singoli casi patologici, sovraesposti a messaggi aberranti senza alcun controllo, sono certamente i più preoccupanti. Nella culla della solitudine un individuo può prendere una qualsiasi deviazione, soprattutto quando l'ambiente circostante sia permeabile a sollecitazioni a-morali per l'essere umano, contro ogni tutela dei diritti, dell'integrità della vita. Il vuoto vero non esiste, in particolare oggi in cui la sovrabbondanza informativa satura qualsiasi spazio.
In quest'ottica dobbiamo aver cura dei recipienti. La loro forma sarà quella impressa al contenuto. La loro resistenza potrà prevenire eventuali crepe. L'esigenza di ristabilire confini fra il lecito e ciò di cui la società non ha bisogno diviene sempre più urgente. Bisogna iniziare a parlare di valori umani, non su base religiosa, partitica o etnica. Costruire una società in cui ci si possa sentire inclusi e accettati a prescindere dal censo, dal genere, dall'orientamento sessuale, dal credo religioso, dalla provenienza geografica. Una società che non cada nell'inganno della tolleranza per le ideologie violente in nome di una presunta libertà d'opinione, in cui si abbia la saldezza di dire che non c'è spazio per chi vuole dividere, escludere, prevaricare. Accanto a questo, educare, essere presenti, puntare a non lasciare nessuno indietro, nessuno nelle grinfie di dis-valori mortali come quelli propagandati dai werwolf di turno.
Riempire questi vuoti prima che lo facciano idee tossiche e rendere impermeabili le persone alle tentazioni della devianza. È necessario ricostruire un'unità del corpo sociale, partendo dal basso, lì dove le famiglie sono disgregate dai ritmi lavorativi e consumistici, si può operare riportando le scuole al centro delle comunità o, ad esempio, ripensare l'associazionismo come frontiere da estendere per il benessere sociale e non solo ricettacolo di illusi da deridere. I giovani hanno tutte le potenzialità e gli strumenti per compiere gesti di enorme portata. Sta a questa società, in maniera urgente, insegnare come usare in maniera positiva quello che oramai padroneggiano senza problemi.
Siamo ancora una volta ad un anno 0, come la Germania rasa al suolo dal secondo conflitto mondiale descritta nel film di Roberto Rossellini. Qui vediamo le macerie del nazismo distrutto come ferite sia fisiche che psicologiche, nel paesaggio come nel corpo, delle ferite infette che avevano minato la mente del giovane protagonista Edmund. Ogni giorno questo modello di società è sottoposto a disgregazione con parole d'odio, discriminazione, competizione estrema, freddezza burocratica, separazione, emarginazione, isolamento. Le ferite sono aperte e infette ancora una volta e non possiamo lasciarle degenerare in cancrena.




