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423 giorni di incubo: il ritorno in Italia di Alberto Trentini e Mario Burlò

Si è conclusa ieri mattina, poco prima delle 11:00 sulla pista dell’aeroporto militare di Ciampino, la drammatica odissea di Alberto Trentini e Mario Burlò. I due cittadini italiani, che hanno trascorso 423 giorni nelle carceri del Venezuela con accuse di terrorismo e cospirazione mai provate, sono finalmente tornati a casa. Ad accoglierli sotto la scaletta del Falcon 900 c'erano la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, a testimonianza della rilevanza diplomatica di un caso durato più di un anno.

Ciampino, rientro in Italia di Alberto Trentini e Mario Burlò - Governo.it


Alberto Trentini, cooperante veneziano di 46 anni, e Mario Burlò, imprenditore torinese, erano stati arrestati nell'autunno del 2024. Da allora, il silenzio: prima la detenzione a "El Helicoide", il temuto centro dei servizi segreti venezuelani, e poi nel durissimo carcere di Rodeo 1. I due uomini sono apparsi visibilmente provati e commossi. "Siamo felicissimi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo. Non si possono cancellare questi 423 giorni", ha dichiarato Trentini appena sbarcato, sottolineando come in diversi momenti la speranza di rientrare in Italia fosse venuta meno.


Antonio Tajani ha parlato di un "lavoro silenzioso e costante", reso possibile da una collaborazione finale definita costruttiva con le autorità venezuelane, in particolare con la presidente ad interim Delcy Rodríguez. Per Giorgia Meloni, il rientro dei due connazionali rappresenta "una bella giornata per l'Italia", ringraziando chi ha lavorato nell'ombra per riparare a quella che ha definito "un'ingiustizia durata troppo a lungo".


Mario Burlò ha descritto i mesi trascorsi in cella come "disumani sotto il profilo psicologico", segnati da condizioni ambientali estreme e da un'incertezza totale sul proprio futuro. Le accuse che pendevano su di loro inserite nel teso clima della crisi politica venezuelana erano state rigettate con forza sin dall'inizio dai legali e dallo Stato italiano.


Dopo i primi controlli medici e l’abbraccio con i familiari, per i due è iniziato l'iter giudiziario standard: un colloquio con i Carabinieri del ROS e con i magistrati della Procura di Roma per verbalizzare quanto accaduto durante la prigionia. Solo nel tardo pomeriggio i due hanno potuto fare rotta verso le rispettive città in Veneto e Piemonte, chiudendo definitivamente uno dei capitoli più difficili della nostra storia diplomatica recente in Sudamerica.

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