Under Pressure. Russia, NATO e la guerra delle percezioni
Nella notte tra il 14 e il 15 settembre, due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III” dell’Aeronautica Militare italiana sono decollati dalla base di Šiauliai nell’ambito della missione NATO di difesa aerea sul fianco orientale dell’Alleanza, a seguito della violazione dello spazio aereo lituano da parte di un drone.

Il velivolo è stato neutralizzato secondo le procedure operative previste dall’Alleanza, come ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto, in quello che rappresenta il secondo episodio, nell’arco di un mese, che vede coinvolti i nostri caccia.
A quanto si è appreso dalle parole del ministro Crosetto e dalle autorità lituane, durante le comunicazioni successive all’incidente non è stata inizialmente accertata con certezza la provenienza del drone, nonostante gli elementi disponibili facessero supporre un’origine russa. Il drone è stato successivamente identificato come un velivolo di tipo Geran-2 e, secondo le autorità lituane, trasportava esplosivo.
La Federazione Russa sta esercitando pressione sugli Stati europei per indebolire il loro sostegno finanziario e militare all’Ucraina, innalzando la tensione attraverso azioni che, per ora, si collocano prevalentemente nell’ambito della guerra ibrida.
Il presidente polacco Karol Nawrocki ha deciso di convocare per il 18 settembre una riunione con il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz e il capo di Stato maggiore delle Forze armate polacche, generale Wiesław Kukuła, per discutere della situazione di sicurezza del Paese alla luce dei recenti avvenimenti.
Il 13 settembre un drone russo ha colpito una locomotiva di un treno passeggeri che conduce da Kiev a Varsavia, presso la stazione di Yahodyn, distante circa due chilometri dal confine polacco. Ciò che ha allarmato i governi dei Paesi europei è stato il tempismo: pochi minuti prima, un treno diplomatico con a bordo l’ex primo ministro britannico Boris Johnson, l’ex primo ministro svedese Carl Bildt e diversi consiglieri per la sicurezza europei aveva lasciato la stazione, mentre un secondo treno con l’ex direttore della CIA David Petraeus era ancora fermo.
L’episodio non ha provocato vittime sui treni grazie alla preventiva evacuazione, però è l’ennesima dimostrazione di quanto stia diventando sempre più fragile l’equilibrio che separa i Paesi della NATO dalla Federazione Russa, se non ancora una guerra aperta, quantomeno un confronto sempre più fuori controllo, nel quale si rischia di oltrepassare le rispettive linee rosse una volta che queste vengono dichiarate.
Il timore è che, più che una guerra nucleare, il sempre più crescente stato di tensione che l’Europa vive dall’invasione dell’Ucraina porti a una progressiva tolleranza della violenza psicologica perpetrata sui popoli europei.
L’arma strategica russa è quella di paventare la possibilità di un confronto diretto che sfocerebbe, a detta di esponenti della classe dirigente russa, subito in una guerra nucleare. Essendo presenti armi nucleari sul Vecchio Continente, la probabilità di una guerra atomica non può essere prossima allo zero e il rischio, per quanto non elevato, non deve essere sottovalutato.
Nel mese di agosto hanno fatto irruzione dei droni nello spazio aereo tedesco. Uno di questi era equipaggiato con esplosivo e, secondo quanto emerso dalle indagini tedesche, sarebbe stato diretto contro un aereo Antonov An-124 ucraino presente all’aeroporto di Lipsia/Halle e impiegato per il trasporto di materiale militare. Secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, l’aereo trasportava munizioni provenienti dalla Francia.
Le provocazioni sono aumentate di intensità, dato che, fino a settembre scorso, i droni venivano prevalentemente avvistati vicino a siti militari e infrastrutture sensibili senza l’intenzione, almeno apparentemente, di colpire direttamente il Paese con il velivolo. L’episodio di Lipsia rappresenta invece un salto qualitativo, essendo stato rinvenuto un drone dotato di esplosivo e detonatore vicino a un aereo cargo ucraino.
Per stemperare gli animi, la Bielorussia ha annunciato esercitazioni militari al confine con la Polonia e la Lituania, iniziate il 15 settembre e destinate a concludersi il 18 settembre. Le esercitazioni prevedono attività di protezione dei confini, contrasto alle azioni di sabotaggio e difesa da droni e velivoli leggeri.
Dal 18 al 20 settembre in Russia si terranno le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato, la camera bassa del Paese. Il timore per alcuni cittadini russi è la possibilità che venga prevista una nuova mobilitazione dopo le elezioni, per quanto le autorità russe lo abbiano negato. Al contempo, però, si sostiene che l’arruolamento semi-volontario non sia sufficiente per sostituire le perdite che subisce la Russia nella guerra, nonostante l’aiuto nordcoreano.
Si stima infatti che la Corea del Nord, oltre ad aver aiutato la Russia fornendo materiale bellico, abbia inviato tra i 16.000 e i 22.000 soldati in Russia per partecipare allo sforzo bellico, secondo stime sudcoreane e altre valutazioni riportate da fonti occidentali. In cambio della cooperazione militare, Pyongyang avrebbe ottenuto risorse economiche, alimentari e tecnologia militare.
A causa delle tensioni generali in Ucraina, si rischia di entrare nel quinto anno di una guerra che sta martoriando il Paese e sta scrivendo la Storia di due popoli con un inchiostro del colore del sangue.




