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Riforma della Corte dei conti: il potere si autotutela mentre l’Italia stringe la cinghia

Il Natale di Milano – specchio di quanto accade in molte altre città italiane – è stato segnato da immagini che faticano a trovare spazio nelle narrazioni ufficiali del governo: file lunghe, silenziose e composte davanti alle mense e ai centri di distribuzione alimentare come il Pane Quotidiano. Tra chi aspetta un pasto caldo non ci sono solo stranieri e pensionati; l'età media cala vistosamente e tra le file si scorgono anche giovani, famiglie, lavoratori poveri. Si tratta di un’Italia, fatta di persone che, fino a poco tempo fa, non avrebbero mai immaginato di dipendere da un pacco viveri per superare le festività.

 

In netto contrasto con questa realtà, c'è l’altra Italia, meno abituata alle file e decisamente più solerte quando si tratta di agire legislativamente per la propria tutela. È l’Italia che governa e che, proprio a ridosso della fine dell'anno, ha accelerato l’iter di una riforma controversa. Il 27 dicembre il Senato ha infatti approvato il disegno di legge a prima firma di Tommaso Foti (FdI), che interviene profondamente sull'assetto della magistratura contabile.

 

Il provvedimento ridisegna il perimetro della responsabilità per danno erariale, rendendone l'accertamento più complesso e meno oneroso per chi sbaglia. Tra le novità principali, spicca l'introduzione di limiti stringenti al risarcimento, fissato al massimo al 30% del danno arrecato e, secondo le nuove disposizioni, comunque non oltre il doppio della retribuzione annua del responsabile. Per proteggere ulteriormente l'operato di politici e amministratori, la riforma introduce la presunzione di buona fede, sollevando di fatto i decisori da gran parte del rischio di rispondere personalmente di scelte amministrative opache o inefficienti.

 

Il testo non si ferma alla sola fase sanzionatoria, ma potenzia le funzioni consultive della Corte dei conti e modifica le procedure di controllo preventivo sugli atti pubblici. Insieme a nuovi meccanismi di silenzio-assenso, che sollevano i funzionari da responsabilità se la Corte non risponde nei tempi, il ddl include diversi elementi tecnici volti alla riorganizzazione interna e alla redistribuzione delle competenze della magistratura. Presentata come una soluzione alla "paura della firma", la manovra viene però letta dai critici come una vera e propria "terapia contro il controllo": un modo per trasformare le "toghe contabili" da organi di garanzia a intralci burocratici da neutralizzare.

 

Il tempismo, d'altronde, appare eloquente: la riforma arriva dopo che la Corte dei conti aveva bloccato l'iter del Ponte sullo Stretto, negando il visto di legittimità alla delibera del CIPESS su un progetto simbolo per la maggioranza. Da quel momento, l’organo di controllo è stato identificato come un nemico politico e l'accelerazione normativa sembra configurarsi anche come una necessaria concessione politica all’alleato Matteo Salvini, neutralizzando i poteri di veto della magistratura contabile. 

Si tratta in realtà di un'altra "pagina buia per i cittadini" scritta da questa maggioranza. Come ha osservato Paola Briguori, magistrato della Corte dei conti, limitare il recupero delle risorse pubbliche significa far ricadere l'intero peso fiscale della cattiva amministrazione sulla collettività. E in un video Ferruccio Capalbo ha evidenziato come questa riforma snaturi una magistratura nata per difendere l’interesse pubblico e resa, ora, sempre più "innocua" verso chi governa.

 

Il paradosso finale è brutale. Mentre il disagio sociale aumenta, lo Stato arretra sulla legalità contabile per avanzare nella protezione preventiva della classe dirigente. Le file alle mense si allungano, mentre quelle davanti ai giudici vengono accuratamente evitate dai politici per decreto. In questo clima, le parole di auguri di Giorgia Meloni allo staff di Palazzo Chigi suona una cupa ironia: “L’anno trascorso è stato tosto per tutti noi ma non preoccupatevi perché l’anno prossimo sarà molto peggio”. Certo, per gli italiani e le italiane, soprattutto per chi aspetta un pasto, mentre per chi governa l'incubo sembra essere solo quello di dover rispondere delle proprie scelte.

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