Ulteriore proroga dell'ultimatum, riapre lo stretto di Hormuz per due settimane.
- Davide Inneguale

- 2 giorni fa
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Il mondo intero si è fermato, immobile, a guardare le lancette dell'orologio aspettando la scadenza dell’ennesimo ultimatum lanciato da Donald Trump contro l’Iran. Un clima di tensione ha avvolto il pianeta nelle ultime 24 ore, alimentato dalle agghiaccianti dichiarazioni del tycoon americano che, con la consueta spregiudicatezza, ha evocato la possibilità di annientare un’intera civiltà millenaria.

Ma mentre dai palazzi del potere di Washington e Tel Aviv spiravano venti di guerra, nelle strade e nei siti sensibili della Repubblica Islamica migliaia di cittadini hanno formato catene umane a protezione dei siti energetici del paese in un disperato tentativo di scongiurare quello che sarebbe stato un bombardamento scellerato da parte degli Stati Uniti e di Israele.
Le conseguenze di quella che appare come una gestione folle della politica estera statunitense non si sono fatte attendere. La chiara risposta di Teheran, la chiusura dello Stretto di Hormuz, ha innescato un terremoto economico globale. I prezzi dei carburanti sono schizzati alle stelle in poche ore, mettendo in ginocchio i mercati e gravando pesantemente sulle tasche dei consumatori mondiali. In questo scenario di caos, emerge però un aspetto inquietante: mentre l'economia reale soffre, alcuni "amici" del tycoon avrebbero tratto profitti immensi. Si parla di operazioni illegali di insider trading condotte anticipando l'andamento del mercato, sfruttando informazioni privilegiate sulle mosse della Casa Bianca.
Ma il peggio deve ancora venire. Gli esperti avvertono già da settimane che l'attuale rincaro è solo la punta dell'iceberg. Poiché il carburante che utilizziamo oggi è stato trasportato da navi passate nello stretto 3 o 4 mesi fa, il vero shock energetico si manifesterà solo tra qualche mese, quando le riserve attuali si esauriranno e non ci saranno nuovi approvvigionamenti a sostituirle. Cosa succederà quando i serbatoi del mondo rimarranno vuoti?
Nella notte, a pochi minuti dallo scadere dell'ultimatum, proprio quando lo scontro sembrava inevitabile, si è aperta una breccia diplomatica. Il Pakistan, ergendosi a principale attore di mediazione, ha proposto un rinvio dell'ultimatum di due settimane per permettere lo svolgimento di trattative concrete. Sorprendentemente, dopo aver soffiato sul fuoco del conflitto, Trump ha accettato la proposta senza esitare. Forse un barlume di consapevolezza lo ha colto: la guerra da lui innescata sta mettendo in ginocchio il suo stesso paese e lo ha reso poco gradito anche da parte dei suoi storici sostenitori, vedendo addirittura parte dell'esercito andare contro ordini del presidente.
Parallelamente, sotto la fortissima pressione diplomatica ed economica della Cina, anche l'Iran ha mostrato un'apertura inaspettata, dichiarandosi favorevole a una tregua e alla riapertura temporanea dello Stretto di Hormuz. È l'ultimo paradosso di questa crisi: l'imprevedibilità e l'aggressività di Trump stanno riuscendo nell'impresa quasi impossibile di far apparire "ragionevole" il regime iraniano, un regime che pur rimane colpevole di sistematiche atrocità contro il proprio popolo. Per ora, il mondo respira, ma è un respiro corto. Si attendono adesso gli esiti delle trattative, che vedono l'Iran in una posizione estremamente di potere, forse superiore a prima dell'inizio del conflitto.




