Buio in Medio Oriente: l’escalation energetica tra USA, Israele e Iran
- Maddalena Pareti

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Sabato il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato di distruggere le centrali elettriche iraniane se l’Iran non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz entro 48 ore, segnando una retorica incline all’escalation bellica anziché a una riduzione delle ostilità.

Mike Waltz, ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, ha difeso la strategia di Trump sostenendo che l’eventuale attacco alle centrali elettriche sarebbe un obiettivo legittimo. Secondo il diritto internazionale, le centrali elettriche che riforniscono la popolazione civile possono essere prese di mira solo se il vantaggio militare derivante dall’attacco è maggiore della sofferenza che verrebbe recata ai civili.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha risposto che, nel caso in cui venissero prese di mira le centrali elettriche, l’Iran risponderebbe colpendo gli impianti di desalinizzazione dei paesi del Golfo, provocando ingenti danni alla popolazione, dato che le economie e il fabbisogno idrico di quei paesi dipendono da tali infrastrutture. Oltre a queste, il comando militare iraniano Khatam al-Anbiya ha affermato che verrebbero presi di mira anche gli impianti di desalinizzazione, le infrastrutture energetiche e informatiche statunitensi nella regione.
Colpire le centrali elettriche iraniane potrebbe infatti paralizzare il paese, persino i centri di comando militare.
Il timore di un’estensione del conflitto oltre i confini mediorientali si è aggravato poiché sabato Teheran ha lanciato due missili balistici con una gittata di 4.000 km verso la base militare di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano. Secondo il Wall Street Journal, uno dei due missili è caduto durante il volo per un malfunzionamento, mentre l’altro è stato abbattuto. Prima dell’inizio del conflitto gli Stati Uniti avevano informazioni riguardo al possesso di missili in grado di raggiungere 3.000 km di distanza e sono rimasti sorpresi dall’esistenza di vettori con gittata superiore, alimentando la preoccupazione per gli interessi statunitensi al di fuori della regione.
Un funzionario israeliano ha sostenuto nel frattempo che la caduta del regime iraniano non era stata preventivata durante la guerra, poiché si era consapevoli dell’impossibilità per i cittadini di manifestare durante i bombardamenti, ma che probabilmente potrebbe avvenire dopo la fine dei combattimenti.
Uno degli obiettivi israeliani e statunitensi sembrerebbe quello di indebolire, mediante il conflitto, il regime della Repubblica Islamica affinché la cessazione delle ostilità non diventi una tregua, ma la prosecuzione della guerra tra il popolo e le classi dirigenti.



